Gli interessi in gioco

I dati illustrati nella precedente sezione richiamano l’urgenza di farsi carico della riduzione di emissioni di CO2 e del fenomeno del riscaldamento globale. Questo obiettivo non può essere compito di un solo Paese o di un gruppo di individui (quelli magari più attenti all’ambiente e alla sua conservazione). Non è al pari ipotizzabile che nel momento in cui la scienza ci ha reso edotti del problema, siano chiamati tutti, i paesi e gli individui, a contribuire nello stesso modo. Infatti, i paesi più industrializzati e più avanzati dal punto di vista economico (per livelli di PIL pro capite a parità di potere d’acquisto) sono certamente responsabili dello stock di emissioni di CO2 derivanti dall’attività produttiva industriale, avendo iniziato prima ad utilizzare combustibili fossili in gran quantità.

La Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, adottata a New York nel 1992, impone a tutti i Paesi che vi hanno aderito di elaborare programmi di mitigazione, sulla base del principio di “responsabilità comuni ma differenziate”. La convenzione tuttavia non contiene gli impegni quantificati e dettagliati di ciascun paese in termini di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Le misure atte a ridurre le emissioni nei paesi industrializzati sono contenute invece nel cosiddetto Protocollo di Kyoto, venuto alla luce dopo lunghi lavori preparatori, l’11 dicembre 1997. Globalmente, gli Stati inclusi nell'allegato I della Convenzione quadro (ovvero i paesi industrializzati) si impegnano collettivamente a ridurre le loro emissioni di gas ad effetto serra, nel periodo 2008-2012, di almeno il 5% rispetto ai livelli del 1990. L'allegato B del Protocollo di Kyoto, entrato in vigore nel 2005, dopo la ratifica della Russia, contiene gli impegni quantificati sottoscritti dagli Stati contraenti. Per l’Italia si prevede l’impegno di riduzione del 6,5% rispetto ai valori del 1992 (pari a 483,2 Mton/ annue). In questo contesto, l’Unione Europea, nel gennaio 2007, ha assunto l’impegno fermo e unilaterale di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 20% rispetto ai valori del 1992, entro il 2020.

 

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La hall dell'edificio che ha ospitato la Climate COP18, a Doha (Qatar)

Approfondimenti

Per la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici si veda la documentazione in italiano predisposta dal Ministero degli Esteri.

Il Consiglio europeo del marzo 2007 ha approvato l’obiettivo di ridurre del 30% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, come contributo in vista di un accordo successivo al 2012, a condizione che altri paesi sviluppati s’impegnino a raggiungere obiettivi di riduzione comparabili in funzione delle proprie responsabilità e capacità. Si veda anche la documentazione predisposta dall’Unione europea sulle politiche energetiche e le politiche sul clima

Il 26 novembre 2012 ha avuto inizio il summit sul clima a Doha che avrebbe dovuto aggiornare le decisioni assunte con il protocollo di Kyoto, i cui impegni si esauriscono per i paesi sottoscrittori nel 2012. Fonte di informazioni aggiornate ed ufficiali é il sito dell’ONU sulla convenzione quadro sul cambiamento climatico