Questioni aperte

La Commissione europea valuta che i costi del conseguimento di una riduzione in Europa del 30% dei gas serra nel 2030 senza la CCS potrebbero essere del 40% superiori. Il mancato avvio della CCS avrebbe notevoli impatti negativi sulla capacità dell'Europa di soddisfare il limite dei 2 °C, sulla competitività, ma anche sull'occupazione e avrebbe un impatto leggermente negativo anche sulla sicurezza dell'approvvigionamento.

Per l’applicazione delle tecnologie CCS occorre affrontare e risolvere un insieme di problematiche legate a:

  • sviluppo e qualificazione delle tecnologie
  • economicità del processo di CCS che allo stato attuale è caratterizzato ancora da costi elevati;
  • aspetti legali e autorizzativi, dovuti al fatto che l’attuale regolamentazione ambientale e mineraria non contempla, di fatto, l’opzione delle CCS;
  • la percezione da parte dell’opinione pubblica del rischio associato ad una attività poco nota e non sempre di facile comprensione a livello di rischi e benefici, soprattutto in termini di possibili perdite di CO2 dai serbatoi di confinamento.

 

Per quanto riguarda lo sviluppo delle tecnologie, sono abbastanza chiare le esigenze e svariati attori hanno prodotto road-map che sostanzialmente concordano nella impostazione generale pur differendo rispetto a specifici obiettivi delle differenti aree geografiche. Un elemento cruciale è legato allo sviluppo di tecnologie di cattura caratterizzate da minori costi e più elevata efficienza, fattori essenziali per la diffusione delle tecnologie CCS. Alla luce dell’esperienza complessivamente maturata, ancorché  l’impegno di risorse finanziarie e umane sia notevole, si ritiene che non sia al momento consigliabile concentrarsi su una sola filiera delle tecnologie di cattura (pre-post combustione o ossicombustione), in considerazione del fatto che nessuno di questi tre approcci al momento assume in sé le migliori performances, e in considerazione degli interessi che i diversi soggetti industriali e non, attivi sul campo, possono perseguire per posizionarsi in modo competitivo sul mercato globale di settore.

Il fattore economico è, ovviamente, determinante e rappresenta uno dei principali ostacoli verso la diffusione di queste tecnologie: proprio per queste ragioni la UE sta finanziando i grandi progetti dimostrativi con fondi utili a coprire gli extra costi imputabili alle tecnologie CCS.

I programmi dimostrativi dovranno fornire le prime indicazioni utili alla riduzione dei costi, mentre il successivo programma dovrà consentire il passaggio definitivo alla competitività per il 2030. È necessario, poi, affrontare gli ostacoli commerciali per la diffusione delle tecnologie CCS, in quanto lasciarla al libero gioco degli investimenti sul mercato può essere insufficiente, anche se le tecnologie CCS sono state recentemente inserite nei meccanismi flessibili.

In conclusione, gli obiettivi delle attività nei prossimi anni si possono così sintetizzare:

  • abbassare il costo della CO2 evitata a valori intorno a 40 €/tCO2;
  • ridurre i costi di investimento degli impianti CCS;
  • ridurre i costi di esercizio degli impianti CCS;
  • ridurre l’energia aggiuntiva richiesta per l’applicazione delle tecnologie CCS;
  • ottenere elevata disponibilità in termini di ore/anno di esercizio.

 

Gli aspetti legali e autorizzativi hanno assunto una rilevanza particolare, e sono determinanti per lo sviluppo dei progetti dimostrativi, soprattutto nelle fasi di trasporto e stoccaggio geologico della CO2 e anche rispetto alle problematiche di accettabilità sociale dell’intero processo di CCS.

La UE ha definito un quadro chiaro con la direttiva UE 2009/31/CE e l’Italia che l’ha recepita con il Decreto Legislativo 162 del 14 settembre 2011, in vigore dal 5 ottobre 2011, sta concludendo la fase di approvazione dei regolamenti applicativi.

Il problema dell’accettabilità pubblica è un ulteriore grande ostacolo - insieme a quello economico – per la diffusione delle tecnologie CCS. L’adozione di nuovi sistemi di produzione e gestione dell’energia comporta l’acuirsi di conflitti nel territorio; da un lato si rendono necessari adeguamenti e innovazioni nell’ambito amministrativo-legislativo, dall’altro è indispensabile far conoscere e accettare le nuove tecnologie e i vantaggi che esse procurano, per assicurarsi la collaborazione dei cittadini e delle istituzioni territoriali: occorre dunque attivare una strategia di preventiva e corretta comunicazione che coinvolga fin dall’inizio ogni stakeholder. Ciò vale in modo particolare per le CCS.

In Italia esistono le condizioni per proseguire e ampliare il programma di ricerca e sviluppo e costruire rapidamente un piano industriale centrato su impianti pilota per la fase dimostrativa; possiamo, infatti, contare su alcuni importanti punti di forza:

  • la capacità degli enti di ricerca e di molti istituti universitari di mettere a sistema specifiche competenze e partecipare a progetti nazionali, europei e internazionali; in questo quadro, si collocano le grandi potenzialità offerte dalle infrastrutture sperimentali su scala pilota realizzate presso ENEA e Sotacarbo;
  • il credito che a livello europeo tali centri hanno saputo guadagnarsi, e la presenza - assicurata in particolare da ENEA - nei più importanti contesti internazionali (quali CSLF, ZEP, EERA, IEA, SET Plan, Global Institute) e la stipula di accordi bilaterali con USA, UK, Cina, e accordi tecnologici con organismi di altri Paesi;
  • la presenza sul territorio italiano e nei mari circostanti di numerosi “laboratori naturali”, cioè di siti in cui la CO2 fuoriesce naturalmente, e di siti potenzialmente idonei allo stoccaggio, offrendo opportunità uniche per valutare gli impatti sui sistemi vegetali e animali, e la possibilità di studiare le varie opzioni tecnologiche di stoccaggio affinando anche le tecniche di monitoraggio della CO2; a questo fine l’area del Sulcis appare privilegiata per ragioni legate agli aspetti geologici, ambientali e socio-politici;
  • le iniziative avviate di recente dai maggiori stakeholders italiani che, seppure scontano difficoltà di ordine generale e specifico del settore termoelettrico, rappresentano comunque una risorsa preziosa.

 

Non v’è dubbio che il ricorso alle tecnologie CCS rappresenti una strada essenziale da percorrere nella impostazione di una moderna strategia energetica su scala globale; per l’Italia, in particolare, costituisce una grande opportunità che si presenta all’industria nazionale - la grande industria e tutto l’indotto – e a tutto il “sistema Paese” di competere nel mercato globale delle grandi infrastrutture energetiche.

A tal fine appare cruciale l’iniziativa avviata in Sardegna, volta a realizzare un polo tecnologico di eccellenza per lo sviliuppo e dimostrazione delle tecnologie del carbone ad alta efficienza e ridotte emissioni (HELE, High Efficiency Low Emission).

 

Approfondimenti

Gli strumenti di finanziamento europei e nazionali a disposizione per gli avanzamenti delle tecnologie CCS sono stati: il fondo per la Ricerca e lo sviluppo del sistema elettrico che raccoglie dalle bollette elettriche dei clienti finali fino a 0,03 centesimi di euro a kWh. Ad oggi in Italia sono stati impiegati 35 Meuro nel primo programma triennale e 30 Milioni nel secondo (2009-2011)

In Italia, come parte della politica energetica nazionale è stata emanata la Legge 99/2009 per la promozione dell’innovazione nel settore energetico che introduce meccanismi di project financing e un primo piano triennale di ricerca e dimostrazione, nel quale le CCS rappresentano una priorità. E’ ora in discussione una nuova Strategia Energetica Nazionale, la cui bozza è disponibile, che conferma gli impegni sulle CCS.

L’ultimo programma nazionale della ricerca ha finanziato per 2,5 milioni di euro il progetto Zecomix

L’ENEL ha ricevuto dalla Comunità Europea 100 milioni di contributi nell’ambito dell’EEPR (European Energy Programme for Recovery) e ulteriori contributi sono attesi per l’implementazione di un programma nazionale sulle tecnologie CCS.

Gli operatori italiani attivi a vario titolo nel campo delle tecnologie CCS sono: ENEL, ENI, Ansaldo, ITEA, Technit, Saipem, Foster Wheeler, Carbosulcis, Sotacarbo, varie Università e centri di ricerca pubblici quali: ENEA, ERSE, INGV, OGS , Sardegna Ricerche, etc