Punto & Contropunto

Punto & Contropunto è mediata da una tradizione anglosassone. In molte riviste, ma anche in testi divulgativi, si mettono a confronto sullo stesso argomento le opinioni di personalità provenienti da approcci empirici e culturali differenti. Anche la nostra rivista intende proporre questa modalità

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L’Unione Europea ha disegnato una Road Map per arrivare alla riduzione dei gas ad effetto serra (GHG) del 40% entro il 2030 e del 90% entro il 2050. Tutto ciò tenendo conto dei valori di emissione di GHG al 1990. Molti scienziati, ma anche molti politici e molti commentatori, si dicono scettici rispetto alla possibilità che tale traguardo possa essere raggiunto. Altri opinionisti, invece, si dicono ottimisti sul raggiungimento del traguardo fissato. Qual è il vostro pensiero in proposito?

Zorzoli: …la leggera riduzione della popolazione europea nei prossimi anni e la crescita dell’età media hanno un impatto negativo sull’andamento del PIL. Perttanto, se gli obiettivi delle rinnovabili (Fossili/Energia) al al 2030 saranno sostanzialmente rispettati, le emissioni continueranno a ridursi in misura significativa. Tuttavia, i trend dello scorso decennio mettono in evidenza che difficoltà nella realizzazione degli obiettivi prefissati si sono verificate nel settore termico, ma soprattutto in quello dei trasporti, dove la spinta verso una maggiore elettrificazione, alimentata da un mix produttivo che nel 2030 vedrà le rinnovabili sopra il 60%, è condizione necessaria per farcela, ma non sufficiente. In parallelo andrebbe modificato il ruolo delle diverse modalità di trasporto, in particolare nei centri urbani, non solo con l’incremento nell’uso del trasporto pubblico, ma anche – soprattutto – con l’utilizzo condiviso di quello privato, mentre per il trasporto marittimo e pesante su strada si sta già delineando un maggior ricorso al GNL (gas naturale liquefatto) e al GNC (gas naturale compresso).

Un contributo essenziale per raggiungere obiettivi così sfidanti dovrà necessariamente venire da un’accentuata riduzione dei consumi finali, cioè del rapporto Energia/PIL. Non a caso è in vista anche un compromesso su un ulteriore incremento dell’efficienza energetica rispetto agli obiettivi inizialmente fissati per il 2030. L’efficientamento è però l’obiettivo sulla cui realizzazione si sono finora manifestate le maggiori difficoltà in Europa. …

Clô: Ritengo di scarso rilievo il ‘gioco delle previsioni’ anche guardando i loro passati  fallimenti: da quelli recenti dell’Agenzia di Parigi sulla ‘rinascita nucleare’ o sulla ‘golden age of gas’ a quelli degli anni Settanta di Marchetti dello IIASA di Vienna che prevedeva come il binomio nucleare-solare avrebbe spodestato da lì a poco ogni altra fonte. Oggi, ogni previsione è ancor più aleatoria per la velocità dei cambiamenti ma anche per la miriade di variabili che vi giocano. Cui bisognerebbe aggiungere un fatto normalmente trascurato: il passaggio negli scorsi decenni nella generalità dei Paesi avanzati (Stati Uniti esclusi), dalla programmazione centralizzata al mercato. Oggi a decidere non sono i governi centrali, se non attraverso la leva della regolazione dei mercati, ma soggetti privati, imprese, famiglie. I governi possono auspicare, orientare le convenienze dei soggetti economici, ma la decisione finale spetta a chi deciderà in base alle loro convenienze. Se si ritiene che il mercato – grazie all’ondata di innovazioni che si stanno affermando e alle sue convenienze  –  sia in grado di per sé di fare muovere le cose verso un determinato obiettivo, ebbene affidiamoci ad esso. Se non vi è questa illimitata fiducia, guardando alla dinamica dei fatti reali e non ai miracolistici futuri scenari, bisogna allora ragionare su quali policy adottare perché ciò accada. Se, ad esempio, si sostiene  che le rinnovabili riescano a camminare da sole, sarà il mercato a riconoscerlo premiando gli investitori. Se invece abbisognano ancora di sostegni, lo si dica. …