La diagnostica con i colori

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Tipo di pubblicazione : OPUSCOLO


Autore: Sergio Omarini


Editore: ENEA


pp. 30, 2002


ISBN: 88-8286-017-5


Prezzo: gratuito


 

Nel campo del patrimonio artistico le tecnologie diagnostiche sono generalmente applicate a scopi conservativi, cioè per verificare un eventuale degrado sul manufatto oggetto di indagine, o per motivi semplicemente conoscitivi, quali ad esempio conoscere i pigmenti impiegati da un autore in un determinato dipinto. Naturalmente il più delle volte le motivazioni si sovrappongono e l’acquisizione dei dati serve ad entrambe le finalità.

Le analisi condotte a scopo conservativo sono di due tipi: il “monitoraggio” delle variazioni di forma geometrica della superficie e/o di colore; l’individuazione delle cause della variazione (nel caso di affreschi troppa luce, umidità, inquinamento chimico, sono solo alcune delle cause che possono indurre variazioni di colore).

La colorimetria è già ampiamente usata in molti campi ma soprattutto come misura del colore in sé stesso, come ad esempio nel controllo di qualità industriale dove un definito colore di una autovettura deve essere assolutamente mantenuto uguale in tutta la produzione, ma poco usata invece nel senso di misurare la variazione di colore e quindi come strumento di indagine e di segnale di ciò che può sottintendere quella variazione.

Poco usata è pure come strumento di documentazione: nessuno può sapere quali fossero i colori delle case di Portofino o di Positano cento anni fa. Di quei colori non vi è più memoria precisa dato che anche quella fotografica, qualora esista, non è sufficientemente attendibile e si potrebbe in futuro perdere traccia di quella attuale ed è un vero peccato dato che la strumentazione d’oggi permette una facile e precisa documentazione.

 

 


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