Idee per la ricerca sociale in campo ambientale ed energetico

Tipo di pubblicazione: VOLUME


A cura di: Gaetano Borrelli e Rosa Franzese


Editore: ENEA


pp. 206, 2014


ISBN: 978-88-8286-207-4


Prezzo: gratuito



 

Il volume è una antologia di testi pubblicati in altre occasioni: perché ripubblicarli allora? Semplicemente per inserirli in un contesto: quello della ricerca sociale sui temi energetici e ambientali. Questo libro è stato pensato per gli studenti dei corsi di Scienze politiche, Economia, Sociologia, Scienze della comunicazione, con l’intento di fornire a questi “non specialisti” strumenti per affrontare i temi ambientali e energetici e per “saperne di più”. Per offrire questa panoramica sono stati coinvolti nella scrittura Autori provenienti da diverse esperienze e con differenti specializzazioni, ma tutti impegnati sui temi della sostenibilità ambientale.

L’introduzione descrive con maggiori argomentazioni le motivazioni cercando di definire per il lettore, sia esso esperto o “laico”, alcuni concetti che fanno parte del patrimonio di studi sull’ambiente, come il rischio, la prevenzione, le politiche attive e la sostenibilità.

Il Capitolo 1, affronta invece un tema molto sentito: come la legislazione di settore ha inglobato le tematiche ambientali. Per questa ragione in tutti i paesi industrializzati, dagli anni ‘70 ad oggi, si è cercato di limitare l’improvvisazione decisionale attraverso strumenti legislativi e normativi, creando le cosiddette metodologie di valutazione.  Tuttavia, con l’aumentare della complessità strumenti come la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e i suoi derivati legislativi, si vanno sempre più rivelando inadeguati per una corretta valutazione degli impatti delle decisioni, come è bene evidenziato nello scritto di Mario Cirillo.

Il fatto è, come viene detto nel Capitolo 2, che una disattenzione alimentata da una eccessiva fiducia nella capacità della tecnologia di risolvere i problemi, definibile come ottimismo tecnologico, e dall’uso illimitato delle risorse, ha trascurato nella progettazione gli effetti di lungo periodo sull’ambiente fisico, effetti che si trovano mal rappresentati nel consueto calcolo costi/benefici, come si cercherà di evidenziare nel capitolo curato da Maria Gaeta, Marco Rao, Bruno Baldissara e Umberto Ciorba.

Questa carenza di progettazione ha portato all’esaurimento o al degrado di alcune risorse, tra cui lo spazio urbano, in parte oggetto del Capitolo 3 curato da Silvia Brini, all’esasperazione di diseconomie e al susseguirsi di eventi catastrofici di natura ecologica che necessitano di soluzioni emergenziali, spesso destinate a produrre ulteriori emergenze.

Una strategia basata sulla improvvisazione e non sulla programmazione, d’altra parte, mal si addice a un territorio come quello italiano che, all’interno del Mediterraneo, è considerato come una delle zone a maggior rischio di catastrofe naturale per la presenza di faglie, vulcani, territori montani e aree alluvionali. A ciò bisogna aggiungere la cattiva gestione del territorio, questione ormai annosa, che consente a parità di magnitudo di un terremoto in Italia e in Giappone, di provocare tremila morti in Italia e cinque feriti in Giappone come spieghato da Francesca Cubeddu nel Capitolo 4.

Un altro aspetto che si connette a quelli precedentemente elencati è che il degrado e la distruzione dell’ambiente fisico costituiscono una rilevante contraddizione della società postindustriale che, liberata in gran parte dal lavoro manuale, vorrebbe poter sviluppare e coltivare bisogni post-materiali, in linea con le considerazioni svolte nel Capitolo 5 da Bruna Felici e Antonio Ranieri..

Tema questo che interessa anche l’industria che, anche per la necessità di trovare nuovi mercati, sente il bisogno di un passaggio dal principio della precauzione a quello della prevenzione. Questo passaggio ha implicazioni sulla scelta di una politica che preferisce programmare piuttosto che improvvisare, problema che ormai si sono posti anche grandi imprese come mostrato da Teresa Dina Valentini nel Capitolo 6.

Un altro aspetto che si vuole trattare è rappresentato dalla cosiddetta "implementazione", ovvero l’applicazione al “reale” della progettualità nel campo delle politiche e dell’analisi politica, come illustrato nel Capitolo 7 da  Alessandro Caramis e Vincenza Di Malta.. Dalla prospettiva del reale emerge subito una distinzione importante tra "decisione" e sua "applicazione pratica" (ad es. tra standard normativi definiti da decisioni politiche e loro applicazione).

Questo passaggio/cambiamento non è neutro perché comprende uno spostamento di attenzione da modelli di espansione a modelli centrati sul recupero e la conservazione, da piani calati dall’alto ad una progettazione più flessibile e partecipata. Allo stesso tempo comporta una uscita dal modello riduzionista, classico della improvvisazione, e l’adozione di un approccio che meglio risponda alle esigenze di una progettazione ecologica, come delineato da Paola Carrabba nel Capitolo 8.

Le conclusioni di Rosa Franzese, infine, hanno un duplice scopo. Il primo è quello classico delle conclusioni di un testo, in questo caso con la difficoltà di commentare diversi contributi. Il secondo scopo riguarda invece la necessità di predisporre una strategia d’intervento integrata, definendo obiettivi intermedi e strumenti di monitoraggio e controllo dell’efficacia degli interventi messi in atto e questa strategia non può essere basata sulla improvvisazione ma deve trovare una sponda credibile affidando alla Pubblica Amministrazione un ruolo importante nel processo di valutazione.

 



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