I rifiuti radioattivi

Molte attività umane producono rifiuti radioattivi: la diagnostica e la terapia medica (per es. la radioimmunologia, la radioterapia), la ricerca scientifica, l’industria agroalimentare (per es. la sterilizzazione delle derrate per irraggiamento), i controlli di produzione industriale (per es. le radiografie di saldature).

I rifiuti radioattivi prodotti in Italia sono oggetto di una sostanziale dicotomia che dipende dalla loro origine. I rifiuti radioattivi che provengono dalle attività del ciclo del combustibile nucleare che, quindi, direttamente o indirettamente, sono stati originati negli impianti impegnati nella produzione di energia elettrica, fanno parte delle attività di decommissionig di responsabilità di Sogin (SOcietà per la Gestione degli Impianti Nucleari, la società a totale partecipazione del Ministero delle finanze costituita appositamente a tale scopo). I rifiuti radioattivi che derivano da attività non elettronucleari, cioè da attività di medicina nucleare, da attività industriali e di ricerca, sono di competenza del Servizio Integrato per la gestione dei rifiuti radioattivi: un insieme di Operatori autorizzati il cui gestore è l’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile).

I rifiuti radioattivi sono costituiti da materiale, solido o liquido, contaminato da sostanze radioattive distribuite nella massa del rifiuto.

Tali rifiuti, per un tempo variabile da pochi istanti a milioni di anni, emettono radiazioni che possono avere effetti negativi sull’ambiente e sull’uomo, ma che sono comunque di intensità decrescente nel tempo, per il fenomeno del “decadimento radioattivo”.

I rifiuti radioattivi derivanti dalle attività disciplinate dalle norme vigenti sull’impiego pacifico dell’energia nucleare e sulle sorgenti di radiazioni ionizzanti sono classificati, secondo il Decreto Legislativo 7 Agosto 2015, secondo le seguenti 5 categorie:

  1. Rifiuti radioattivi a vita media molto breve (VSLW, Very Short Lived Waste).
    I rifiuti radioattivi contenenti radionuclidi con tempo di dimezzamento molto breve, inferiore a 100 giorni. Questi rifiuti hanno origine prevalentemente da impieghi medici e di ricerca. Tali rifiuti devono essere conservati in idonee installazioni di deposito temporaneo o di gestione di rifiuti ai fini dello smaltimento, per un periodo di tempo sufficiente al raggiungimento del suddetto valore di concentrazione di attività.
  2. Rifiuti radioattivi di attività molto bassa (VLLW, Very Low Level Waste).
    I rifiuti radioattivi con livelli di concentrazione di attività che non soddisfano i criteri stabiliti per i rifiuti esenti, ma comunque inferiori a 100 Bq/g di cui al massimo 10 Bq/g per radionuclidi alfa emettitori a lunga vita. In questa categoria rientrano principalmente quei materiali derivanti dalle attività di mantenimento in sicurezza e di smantellamento delle installazioni nucleari, da terreni o detriti contaminati risultanti da attività di bonifica.
  3. Rifiuti radioattivi di bassa attività (LLW, Low Level Waste).
    I rifiuti radioattivi che non soddisfano i criteri stabiliti per i rifiuti esenti e che ai fini dello smaltimento necessitano di un confinamento e di un isolamento per un periodo di alcune centinaia di anni. In questa categoria rientra gran parte dei rifiuti provenienti dalle installazioni nucleari, quali le parti e i componenti di impianti derivanti dalle operazioni di smantellamento e da alcuni impieghi medici, industriali e di ricerca scientifica.
  4. Rifiuti radioattivi di media attività (ILW, Intermediate Level Waste).
    I rifiuti radioattivi con concentrazioni di attività superiori ai valori indicati per i rifiuti di bassa attività, tali comunque da non richiedere, durante il deposito e lo smaltimento, l’adozione di misure per la dissipazione del calore generato. Tali rifiuti provengono, oltre che dal decommissioning delle strutture dei reattori nucleari, dagli impianti di fabbricazione degli elementi di combustibile ad ossidi misti, dagli impianti di riprocessamento ovvero dai laboratori di ricerca scientifica, e possono contenere elementi transuranici e quantità rilevanti di prodotti di attivazione o di fissione. In tale categoria sono compresi anche i rifiuti che presentano caratteristiche simili a quelle sopra descritte, derivanti da usi medici o industriali.
  5. Rifiuti radioattivi di alta attività (HLW, High Level Waste).
    I rifiuti radioattivi con concentrazioni di attività molto elevate, tali da generare una significativa quantità di calore o elevate concentrazioni di radionuclidi a lunga vita, o entrambe tali caratteristiche, che richiedono un grado di isolamento e confinamento dell’ordine di migliaia di anni ed oltre. In tale categoria rientrano, in particolare, i rifiuti liquidi a elevata concentrazione di attività derivanti dal primo ciclo di estrazione (o liquidi equivalenti) degli impianti industriali di riprocessamento del combustibile irraggiato, ovvero il combustibile irraggiato stesso, nel caso si decida di procedere al suo smaltimento diretto, senza riprocessamento.
Per ridurre la pericolosità e assicurarne la gestione in sicurezza, i rifiuti radioattivi vengono sottoposti a:

Sono, inoltre, in corso in tutto il mondo attività di ricerca finalizzate alla riduzione con sistemi nucleari innovativi dei quantitativi e della tossicità dei rifiuti radioattivi.

Ma, qual è la situazione in Italia?