Situazione in Italia

L’inventario nazionale dei rifiuti radioattivi, aggiornato al 31 dicembre 2019 (fonte: ISIN), indica che nel nostro Paese sono presenti circa 31.000 m3 di rifiuti radioattivi, di cui 14.000 m3 di rifiuti di attività molto bassa, 12.500 m3 di bassa attività e 3.000 m3 di rifiuti di media attività.

A questi quantitativi vanno aggiunti i rifiuti radioattivi ad alta attività che torneranno in Italia dopo il ritrattamento all’estero del combustibile esausto proveniente dagli impianti italiani, e quelli di media attività previsti dalle attività di smantellamento degli impianti nucleari dismessi

Quindi, complessivamente, il futuro deposito nazionale definitivo superficiale dovrà avere una capacità dell’ordine di 78.000 m3 di rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività. Di questi rifiuti, circa 50.000 metri cubi derivano dall’esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica, circa 28.000 metri cubi dagli impianti nucleari di ricerca e dai settori della medicina nucleare e dell’industria.

I rifiuti di media e alta attività (circa 17.000 m3) saranno invece stoccati solo temporaneamente (50-100 anni) in un’apposita area del deposito, per poi essere sistemati definitivamente in un deposito geologico.

Il volume dei rifiuti radioattivi ad alta attività che verranno generati dai reattori nucleari di III generazione (GEN III+) che si intende realizzare ora in Italia, sarà comunque molto limitato: dopo 60 anni di funzionamento dovranno essere immagazzinati 3.000 m3 di scorie per ogni reattore da 1.600 MWe se si utilizzerà la tecnologia svedese, che prevede involucri di rame che richiedono 2 m3 di volume per ogni tonnellata stoccata. Il volume complessivo sarà pari quello di un cubo di circa 14,4 m di lato. Se i reattori costruiti fossero 10, il lato del cubo sarebbe di circa 31 m. Questi 10 reattori coprirebbero più di 1/3 del fabbisogno di energia elettrica dell’Italia.