Il fabbisogno di energia

La tabella 1 presenta dati sul consumo energetico e tassi di dipendenza dell’insieme dei 27 Paesi dell’Unione Europea (in questo lavoro non sono stati inseriti i dati relativi alla Croazia, diventata recentemente membro UE). 23 dei 27 Paesi europei considerati hanno registrato un decremento nell’uso di energia, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2011, coincidente con la severa crisi economica e finanziaria dell’area. Nel complesso dell’EU-27 si è avuto un calo del 5,7% e i più ampi decrementi si sono registrati in Lituania (-24,5%), Irlanda e Grecia (entrambe -12,3%), Romania (-10,2%), Spagna e Regno Unito (entrambi -9,4%). Per l’Italia il decremento è stato pari a -4,8%.

Una visione globale dei consumi interni lordi di energia e del ruolo delle grandi economie è offerta dalla tabella 2, che riporta i dati per fonte, dei Paesi EU 27 e dei Paesi non europei del gruppo G20, e il totale dei valori riferiti al mondo. Il Consumo Interno Lordo di energia (CIL) dei paesi più industrializzati si è attestato nel 2010 sui 10048 milioni di tep a fronte di un livello pari a 12717,16 milioni di tep per l’intero mondo. Rispetto al dato totale G20 e EU 27, questo ultimo gruppo rappresenta circa il 15%, mantenendo un valore assoluto stabile tra il 2000 e il 2010. Il CIL della Cina nello stesso periodo è più che raddoppiato. Solo Stati Uniti e Giappone hanno registrato un CIL del 2010 inferiore a quello del 2000, insieme ad alcuni Paesi europei come da dati presenti nella tabella 1.

La dipendenza energetica dei 27 Paesi dell’Europa (EU-27) è salita, da meno del 40% dei consumi lordi di energia negli anni '80, al 45,1% nel 1999 e quindi al 53,8% nel 2011 (dati Eurostat). È dal 2004 che le importazioni nette di energia dell'EU-27 hanno superato la sua produzione di energia primaria (vedi tabella 3): in altri termini, più della metà dei consumi interni lordi di energia dell'EU-27 è coperta dalle importazioni nette. I dati, su cui vengono effettuati questi calcoli, comprendono ogni tipo di energia o combustibile. Nel 2011 l’Italia risulta il quarto consumatore di energia (173 milioni di tep circa), dietro a Germania (316), Francia (260) e Gran Bretagna (199), è il sesto Paese Ue per percentuale di importazione (81,3%) dietro Malta, Lussemburgo, Cipro, Irlanda e Lituania, economie però molto più piccole del secondo Paese manifatturiero dell’Europa, quale è l’Italia. Nello stesso anno, la dipendenza energetica della Germania è al 61%, della Francia al 48,9% e della Gran Bretagna solo al 36%. Danimarca e Norvegia sono i soli due Paesi europei ad esportare energia, prodotta in eccesso rispetto ai consumi, con un valore dell’indice pari a 8,5% e 639,5% rispettivamente. I Paesi con la minore dipendenza dall’estero sono Estonia (12%), Romania (21%), Repubblica Ceca (29%), Paesi Bassi (30%) e Polonia (34%). I tassi di dipendenza energetica più elevati nell’area EU sono stati registrati per il petrolio greggio (84,1%) e per il gas naturale (64,2%). La dipendenza da paesi terzi per le forniture di combustibili solidi (carbone e lignite) e di gas naturale è cresciuta nell'ultimo decennio a un ritmo più sostenuto rispetto alla dipendenza dalle importazioni di petrolio greggio (già a un livello elevato). Nel 2010, gli acquisti dall’estero, ovvero le importazioni nette di prodotti energetici, ha comportato una spesa per l’Italia di 52 miliardi di euro, pari a circa il 3% del prodotto interno lordo dell’anno. Si tenga presente che questo valore può variare notevolmente negli anni essendo influenzato, oltre che dai volumi acquistati, dai prezzi abbastanza volatili dei prodotti energetici (61,2 miliardi nel 2011, e 63 nel 2012).

Per il 2010, i dati evidenziano che circa il 32% del CIL di energia del gruppo G20 e EU 27 è stato coperto da carburanti solidi (carbone e lignite), circa il 30% da petrolio e derivati, e un quinto da gas. Queste tre fonti insieme contano per l’81,6% ossia più dei 4/5 del CIL dei paesi considerati, i risultati non cambiano molto se riferiti all’area Ocse (80,7%) e all’intero mondo (81%). Rinnovabili e rifiuti, contano per il 11% circa nel gruppo EU 27+ G20, per l’8,2% nell’area Ocse e per il 14,2% per l’intero mondo, con una larga prevalenza della componente energia da rifiuti. I CIL di Russia e Australia sono imputabili per più del 90% alle fonti fossili, e quello dell’Arabia Saudita totalmente a petrolio e gas.

 

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