La diffusione delle rinnovabili

Le rinnovabili nel loro insieme (cfr. Intensità Energetica e tabelle 2 e 3) rappresentano al 2010 circa il 14% del Consumo Interno Lordo globale e il 12% della produzione dell’energia primaria globale. Il 30% di esse contribuisce alla produzione di energia elettrica. Benché la maggior parte delle fonti rinnovabili siano impiegate a fini di produzione di calore, qui non ne viene trattato l’apporto per il settore essendo impiegate prevalentemente tecnologie tradizionali e non molto innovative, alcune informazioni vengono rese trattando del mercato del solare termico.

Per l’insieme dei Paesi dell’area Ocse il contributo delle fonti rinnovabili alla potenza di generazione totale installata nel 2010 (vedi tabella 4) corrisponde al 22,9% pari a una capacità di 584,7 GW, il resto della potenza si basa sulle fonti fossili (per il 64,6%) e sul nucleare (12,3%).

La tabella 5 indica che il contributo delle fonti rinnovabili rispetto alla potenza totale disponibile in Europa (EU-27) per cui disponiamo di dati al 2012 è del 33% circa, mentre nel 2000 era del 22% circa. Nel corso dei 12 anni validi per il confronto la quota di potenza dell’idroelettrico è scesa dal 19% al 14%, la quota delle biomasse è rimasta stabile (1%) mentre è aumentata quella di tutte le altre rinnovabili riflettendo i cospicui investimenti realizzati nel continente.

Per quanto attiene alla produzione di energia elettrica, la generazione lorda mondiale nel 2010 è stata di 21511,1 TWh, dei quali l’84,75% generato dai paesi del G20. Un totale di 3346,83 milioni di TWh di elettricità sono stati prodotti nell’EU 27 nel 2010 (+4,3% sul 2009).

In valori assoluti gli Stati Uniti e la Cina hanno avuto le produzioni più alte nell’ambito del G20; in termini di energia elettrica per abitante il record spetta a Stati Uniti, Canada, Australia, e i valori più bassi a India e Indonesia.

Le centrali a combustibili fossili hanno generato il 67,2% dell’energia elettrica totale, tra queste, quelle a carbone e lignite hanno generato più del 40% dell’ energia elettrica totale, grazie all’ampio ricorso fatto a queste fonti da Sud Africa, Cina, Australia e India. Le centrali a gas hanno generato più del 20% dell’elettricità, grazie al ricorso a questa fonte fatto in Russia, Messico, Turchia e Arabia Saudita. Il 5,1% imputabile a centrali a petrolio e ciò si deve all’utilizzo fattone in Arabia Saudita. Le produzioni nucleari di Corea (29,75% della produzione elettrica nazionale) del Giappone (25,75%) e dell’EU-27 (27,39%) sono più che doppie rispetto alla percentuale mondiale (12,81%).

L’insieme delle rinnovabili hanno fornito nel 2010 (vedi tabelle 6 e 6 bis)  il 19,98% dell’elettricità totale (21,62% nell’EU 27), con una prevalenza di idroelettrico in tutti paesi del G20, solo nell’EU 27 le quote di idro e altre rinnovabili quasi si equivalgono (11,89% e 9,73%).

Al 2010, quindi, la quota delle rinnovabili non idro sul totale dell’energia elettrica prodotta si attestava al 3,64%, il contributo percentuale più alto si registrava nell’area EU 27 che al 2010 era del 9,73%.

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Impianto idroelettrico di Kali Gandaki ( Nepal) realizzato da Impregilo
Per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, i dati più recenti, ancorché limitati all’area Ocse, sono quelli pubblicati dalla IEA riferiti al mese di febbraio 2013, della tabella 7. I dati mostrano che la produzione di energia elettrica è stata pari a 837,9 TWh con una flessione del 3,8% rispetto allo stesso mese del 2012 (pari a 33,1 TWh). La flessione produttiva congiunturale è stata ancora più accentuata: pari a -94,1 TWh ovvero -10,1% rispetto a gennaio 2013, di cui 54,8 TWh imputabili alla minore produzione da combustibili fossili che flettono del 9,6%. Nel primo bimestre del 2013 la produzione totale è stata pari a 1769,8 TWh con una flessione dell’1,1% rispetto lo stesso periodo 2012 (-19,1 TWh) con una flessione dei combustibili fossili di 29,4 TWh (-2,6%) compensati da un aumento del 7,8% della produzione da fonti rinnovabili (pari a +7,0 TWh) nel confronto con il primo bimestre 2012. Nello stesso periodo il volume degli scambi è diminuito del 3,7% (pari a 5,8 TWh).

Le buone performances delle rinnovabili registrate negli ultimi tempi, almeno nell’area Ocse, non sembrano ancora sufficienti per nutrire ottimismo circa gli effetti sul clima dell’attività economica globale. Secondo la IEA, che ha recentemente pubblicato il Rapporto Traking Clean Energy Progress, infatti, "nonostante i buoni propositi espressi dai leader mondiali e il boom delle rinnovabili, la media dell'energia prodotta oggi è 'sporca' esattamente quanto lo era 20 anni fa", ovvero l’ Energy Sector Carbon Intensity Index (ESCII) che misura l’intensità di carbonio per unità di energia prodotta, dal 1990 è diminuito di meno dell’1%. Dopo anni di sforzi, la IEA ritiene che il mondo “necessiti di una vera rivoluzione energetica per emanciparsi dalle fonti fossili che aumenterebbe la sicurezza energetica, favorirebbe un crescita economica sostenibile stabile nel tempo, e risolverebbe buona parte dei problemi ambientali, consentendo di controllare  maggiormente i rischi socio economici connessi al cambiamento climatico”.

 

Approfondimenti

IEA, Traking Clean Energy Progress