L’ENEA partecipa a Geoswim 3.0 progetto per lo studio geomorfologico delle coste delle Egadi

30 settembre 2014

Settanta chilometri di rilevamento a nuoto lungo le meravigliose coste del Mediterraneo, alla scoperta del nostro mare: è  questa la missione del team di ricercatori del Dipartimento di Matematica e Geoscienze dell’Università degli Studi di Trieste e dell’ENEA, che hanno completato, in questi giorni,  il rilevamento geomorfologico delle coste delle isole Egadi.

Il progetto,  denominato “Geoswim3.0 - Swimming around Egadi Islands" si propone di verificare  i meccanismi di erosione costiera, le variazioni del livello del mare, la formazione di grotte marine e la presenza di sorgenti d'acqua dolce,  aggiungendo in questo modo,  un ulteriore tassello nella ricerca sulle variazioni passate e future del livello marino.

Il meteo in parte favorevole, la buona  preparazione della “spedizione”, e la grande ospitalità ricevuta, hanno contribuito alla buona riuscita di Geoswim3.0, che ha visto percorrere l’intero periplo delle Egadi in 9 giorni di nuoto. I primi risultati ottenuti dalle osservazioni del solco fossile a Levanzo e Favignana lasciano supporre l’esistenza di piccoli movimenti verticali occorsi negli ultimi 125,000 anni mentre le misure del solco attuale hanno permesso di evidenziare le zone più sensibili alle frane. Anche se saranno necessari ulteriori studi, dai primi risultati ottenuti si può ipotizzare l’avvenimento di grandi mareggiate o tsunami avvenuti in passato nella zona.

I ricercatori coinvolti nel progetto, durante la  circumnavigazione delle coste hanno trainato  una piccola imbarcazione appositamente modificata per contenere sonde, telecamere e satelliti GPS; grazie a questi mezzi sono state registrate  le variazioni delle condizioni chimico-fisiche delle acque e raccolti i  primi dati, sui quali sono ancora in corso approfondimenti. L'area marina protetta delle Isole Egadi ha concesso il patrocinio ed il supporto a Geoswim3.0.

Le prime due edizioni del progetto Geoswim si sono svolte attorno all'Istria nel 2012 e  a Malta nel 2013 ed hanno permesso di rilevare  metro dopo metro pareti, anfratti, sorgenti sottomarine e forme riconducibili agli antichi livelli del mare.

 

 

A cura dell'Ufficio Stampa e rapporti con i Media

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