Gli altri effetti delle radiazioni ionizzanti sull’uomo

14 novembre 2012

news.jpgGli studi sull’insorgenza di tumori a seguito di esposizione a radiazioni ionizzanti risalgono fin dalla metà del secolo scorso, ma è solo di recente che si è scoperto che possono essere responsabili anche dell’induzione di alterazioni biologiche e/o funzionali, non cancerose, in diversi organi e tessuti. Queste osservazioni sono emerse da studi epidemiologici che in alcuni casi risultano essere eterogenei e quindi non sempre concordanti.

Su queste basi, per giungere a conclusioni affidabili, l’Unione Europea ha finanziato una serie di progetti integrati, ai quali partecipano i maggiori enti di ricerca italiani ed europei, mirati allo studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti su organi quali cervello, cuore e occhio, con particolare riferimento alle patologie del cristallino e quindi della cataratta.

I risultati di questi lavori sono stati presentati nel corso del workshop: “Effetti non cancer delle radiazioni ionizzanti”, tenutosi presso il Centro ENEA Casaccia il 14 novembre 2012, giunto alla sua III edizione, che è stato promosso dalla FIRR (Federazione Italiana Ricerche sulle Radiazioni) in collaborazione con l’ENEA  nell’ambito di una convenzione che ha lo scopo di promuovere la ricerca interdisciplinare sulle radiazioni.

FIRR dalla sua nascita mette in relazione tra loro gli esperti di differenti discipline (radiologi, radioprotezionisti, radiobiologi, medici nucleari ed esperti di fisica medica) permettendo, con le sue iniziative, un continuo interscambio di informazioni utili allo sviluppo delle ricerche sulle radiazioni e sulla salvaguardia della salute umana. Per la prima volta con questo workshop  si è voluto approfondire  quanto l’insorgenza di patologie cardiovascolari, coronariche e cerebrovascolari, che sono la principale causa di morte e disabilità delle popolazioni occidentali, sia collegabile a fumo,  stili di vita e predisposizioni genetiche, e quanto invece radio-indotte. Di grande interesse sono stati gli studi presentati sulla cataratta  indotta da radiazioni ionizzanti anche a dosi basse perché si è scoperto che la lente dell’occhio  è più radio-sensibile di quanto conosciuto finora. Negli ultimi anni si è riscontrata la formazione di cataratta anche in soggetti esposti a basse dosi di radiazioni (come in casi di radiologia interventistica). L’unità di radiobiologia e salute umana dell’ENEA partecipa nell’ambito del 7 Programma Quadro al progetto sugli effetti cognitivi e cerebrovascolari (CEREBRAD), a quello sui rischi cardiovascolari (PROCARDIO), alla realizzazione di una rete europea di Biodosimetria (RENEB), cui partecipa anche l’Istituto Superiore di Sanità. L’ENEA per la dosimetria computazionale e l’Istituto Superiore di Sanità per la dosimetria retrospettiva partecipano al network EURADOS (European Radiation Dosimetry),  una rete di più di 50 istituzioni europee.

L’Ing. Giovanni Lelli, Commissario ENEA, ha aperto il lavori del convegno evidenziando l’importanza delle ricerche su queste tematiche e l’intenzione di proseguire la collaborazione rinnovando la convenzione.

La Dott.ssa Donatella Tirindelli Danesi, Presidente FIRR, ha presentato il quadro generale di queste ricerche a livello internazionale, un quadro che per i motivi di divergenze di evidenze epidemiologiche, necessita di ulteriori ricerche di base, necessarie per definire il reale rischio di malattie non neoplastiche alle basse dosi e le possibili ricadute sui sistemi di radioprotezione. Donatella Tirindelli ha precisato che: “Nel 2009 anche l’UNSCEAR, United Nations Scientific Committee on the Effects  of Atomic Radiation, raccomandava di porre attenzione alle patologie non cancer e incoraggiava studi epidemiologici e ricerca di biomarcatori”. Tirindelli ha poi ricordato che “nel rapporto UNSCEAR su Chernobyl del 2011 viene riconosciuta una associazione tra aumentata incidenza di malattie cerebro-vascolari e l’esposizione alle radiazioni ionizzanti nei liquidatori della centrale ucraina che avevano lavorato durante i primi sei mesi dall’incidente e avevano accumulato una dose superiore a 150 mSv, concludendo che i risultati vanno considerati preliminari e occorre ottenere ulteriori evidenze in merito”.

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