Cina e Stati Uniti: no a norme di limitazione delle emissioni aeree

Dal 1 gennaio 2012, in attuazione di una Decisione della Commissione Europea del 7 marzo scorso, le emissioni di anidride carbonica dei voli aerei, nazionali e internazionali, che atterrano o decollano dagli aeroporti europei, dovranno diminuire. Il settore del trasporto aereo in Europa sarà assoggettato a limiti di emissione progressivamente stringenti, alla pari di altri settori che fanno parte dell’Emission Trading Scheme” (EU-ETS) dell’Unione Europea. Le compagnie aeree saranno obbligate ad acquistare permessi di emissione onerosi, qualora nel 2012 le emissioni dei loro aerei superino il limite fissato, corrispondente al 97% delle emissioni storiche (media annuale delle emissioni rilasciate nel 2003-2005). Dal 2013 la quota sarà ridotta al 95%.

Contro queste disposizioni, sono insorti gli Stati Uniti e la Cina. Al meeting Europa-USA sul trasporto aereo, tenuto il 22 giugno a Oslo (Norvegia), gli Stati Uniti hanno espresso tutta la loro contrarietà alla limitazione delle emissioni e, il giorno dopo, l’Amministrazione Obama ha chiesto ufficialmente che le linee aeree americane siano esentate dagli obblighi imposti, giudicando le disposizioni europee come illegittime, sia sul piano giuridico, sia su quello legale. Un gruppo di compagnie aeree americane, nei giorni scorsi, aveva già fatto ricorso alla Corte di Giustizia di Lussemburgo; il verdetto finale è atteso presumibilmente per la fine dell’anno.

Contro la nuova normativa europea era insorta anche l’Associazione del Trasporto Aereo Cinese, che sta preparando analoga azione legale. Secondo i cinesi le norme europee costeranno alle loro compagnie oltre 80 milioni di euro l’anno, cifra destinata a crescere nei prossimi anni. La normativa europea, oltre a penalizzare pesantemente i loro voli, che sono a lungo raggio, non rispetterebbe la differenza di considerazione tra paesi ricchi e poveri nell’attuazione degli impegni di riduzione delle emissioni, come sancito dal principio di responsabilità comune, ma differenziata, delle Nazioni Unite.

Anche nel meeting annuale dell’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo tenutosi a Singapore il 5-7 giugno scorsi si erano levate forti critiche contro la regolamentazione europea, lamentando la sua entrata in vigore in un periodo caratterizzato da alti prezzi petroliferi, dagli effetti dello tsunami giapponese e della primavera araba, che hanno falcidiato i margini di profitto delle compagnie.

Domenico Santino, ricercatore del Centro ENEA della Casaccia, ed esperto di mitigazione dei cambiamenti climatici e delle politiche europee di riduzione delle emissioni di gas serra, ci ha detto che la Commissione Europea non intende cedere a queste richieste, né intende annacquare la normativa europea, perché sarebbe un grave errore concedere esenzioni a chicchessia. Ne andrebbe dell’autorità delle istituzioni europee e dell’autorevolezza dell’Europa.

(Giuliano Ghisu)