Estremi climatici nell’emisfero sud? C’è lo zampino del buco dell’ozono

L'uso e l'abuso, industriale e commerciale, dei freon e di altri idrocarburi alogenati, noti con il nome di clorofluorcarburi, aveva causato nella seconda metà del secolo scorso una riduzione dello strato di ozono stratosferico (tra i 10 ed i 50 km di quota) particolarmente rilevante nell'alta atmosfera antartica, dove durante la primavera australe (settembre-novembre) la concentrazione di ozono si era ridotta fino ad oltre il 50%, tanto da far parlare di "buco dell’ozono". E poiché la riduzione dell'ozono stratosferico causa un aumento della radiazione ultravioletta che giunge al suolo con tutte le relative conseguenze sanitarie per la popolazione, nel 1987 si era stabilito, con un accordo internazionale (il protocollo di Montreal), di mettere al bando tutte le sostanze lesive dell'ozono stratosferico.

Il riscaldamento climatico dei bassi strati atmosferici, che nel frattempo si è accentuato sempre più, non ha favorito, nonostante il protocollo di Montreal, una rapida eliminazione del "buco dell’ozono" antartico. Diverse ricerche sperimentali hanno rilevato che il riscaldamento climatico della bassa atmosfera porta ad un raffreddamento dell'alta atmosfera, che rallenta la formazione di ozono, dimostrando così l'esistenza di un effetto dei cambiamenti del clima sul buco d'ozono.

Quello che non era stato finora dimostrato era, invece, l'effetto della riduzione dell'ozono stratosferico sul clima dei bassi strati atmosferici, ma in particolare un'influenza del buco d'ozono antartico sul clima dell'emisfero sud. Ebbene, una ricerca condotta da americani e canadesi, pubblicata sul numero di Science del 20 maggio 2011, dimostra ora che molti dei fenomeni di estremizzazione climatica nell'emisfero sud, come le alluvioni subtropicali ed il raffreddamento del continente antartico (in controtendenza con il resto del mondo), non sono causati direttamente dai cambiamenti climatici in atto, ma dal "buco di ozono" antartico, cioè per via indiretta.

La ricerca ha infatti verificato che negli ultimi 50 anni la forte diminuzione di ozono stratosferico sull'Antartide, che avviene soprattutto durante la primavera australe, ha provocato una intensificazione ed un contemporaneo spostamento verso il polo sud della corrente atmosferica circumpolare antartica presente nell'alta troposfera (attorno ai 10-12 km di quota), nota come corrente a getto subpolare. Questo fatto ha a sua volta determinato una riduzione della pressione atmosferica al suolo sul continente antartico, con condizioni di raffreddamento della sua parte più interna.

Ma non solo. Lo sbilanciamento delle correnti aeree sull'Antartico, a sua volta, ha indotto una generale modifica della circolazione atmosferica dell'emisfero sud, fino all'area tropicale, dove anche la corrente a getto subtropicale (una forte corrente atmosferica presente a circa 12-16 km intorno ai 30° di latitudine sud) si è spostata in direzione del Polo Sud, cioè a latitudini più alte. Di conseguenza, anche la circolazione atmosferica negli strati più bassi della troposfera subtropicale è cambiata, portando ad una estremizzazione dei fenomeni monsonici, all'intensificazione delle precipitazioni di carattere alluvionale e ad una variazione dell'intero ciclo idrologico, soprattutto nel semestre caldo australe (da settembre a febbraio).

Secondo questa ricerca, dunque, il raffreddamento della parte interna del continente antartico, opposto al riscaldamento dell'Artico, e le alluvioni catastrofiche che colpiscono sempre più violentemente l'Australia settentrionale e il Sud-Est asiatico nell'estate australe, sono da imputarsi in larga misura al "buco dell'ozono" sull'Antartide ed in minor misura ai cambiamenti climatici globali.

(Paola Molinas)