Porto Tolle

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Bloccata la riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle. Qui di seguito le riflessioni di una esperta delle procedure di VIA e VAS (valutazioni di impatto ambientale e valutazioni ambientali strategiche)

La VIA che non va a Porto Tolle

Riflessioni di Olga Chitotti [1]

Dopo una lunga vicenda amministrativa e giudiziaria, la riconversione a carbone della centrale termoelettrica ENEL di Porto Tolle è stata recentemente bloccata. La sesta Sezione del Consiglio di Stato, con sentenza depositata il 23 maggio 2011, ha annullato la VIA (valutazione di impatto ambientale) che aveva ottenuto parere favorevole mediante decreto di compatibilità dal Ministero Ambiente. Senza entrare nel merito delle motivazioni della sentenza e senza entrare nelle complesse controversie fra tutti gli attori coinvolti, vale la pena, però prendere spunto da questa vicenda per domandarsi a cosa serve la VIA. Nell’attuale situazione, in cui si discute di lotta ai cambiamenti climatici, di protezione della biodiversità, di obiettivi di sviluppo sostenibile e di obiettivi del Millennio, e in cui le Nazioni Unite con la Conferenza Rio+20, intendono gettare le fondamenta per la green economy, la VIA, come è attualmente applicata, non sembra far parte di questo quadro. Se non entrerà presto e concretamente nella cultura dei progettisti e dei politici, e se non sarà, nel frattempo, integrata da idonei aggiornamenti e strumenti, la VIA rischia di intralciare o di impedire l’attuazione dello sviluppo sostenibile, invece di rappresentarne il volano.

Come noto la VIA è una articolata procedura amministrativa di supporto per l’autorità decisionale, finalizzata a individuare, descrivere e valutare gli impatti ambientali prodotti dell’attuazione di un determinato progetto. Cuore di questa procedura è la stima degli impatti, ovvero delle interferenze negative, sulle diverse componenti ambientali (suolo, acqua, aria, flora, fauna, ecc.), indotti dall’attuazione di un determinato progetto e dalle sue possibili alternative. Proprio su questi punti: stima degli impatti e analisi delle alternative progettuali, la procedura di VIA presenta due problemi di base. Un problema è collegato al riferimento o al presupposto di riferimento che spesso manca. L’altro problema riguarda le modalità operative che non tengono conto di tutto quello che, nel frattempo è successo, a partire dal 1992, quando sono stati stabiliti i principi dello sviluppo sostenibile, sono state approvati alcuni Trattati internazionali, tra cui quella sui cambiamenti climatici ed il Protocollo di Kyoto, e sono stati adottati gli “obiettivi del Millennio”, fino ad arrivare ora alla discussione dei pilastri su cui basare la green economy.

Cominciamo dal presupposto che spesso manca. Il presupposto è costituito dal piano o dai piani e programmi di sviluppo sostenibile di settore (sostenibilità economica, sociale e ambientale) corredati dalla relativa VAS (valutazione ambientale strategica), che forniscono il riferimento, sia per la tipologia di progetto, sia per le aree più idonee di insediamento sul territorio. Questo presupposto, tra l’altro, serve anche a garantire una coerente attuazione delle diverse strategie internazionali di settore, come la strategia clima-energia per la riduzione delle emissioni climalteranti, le strategie sull’efficienza energetica, le energie rinnovabili e l’uso sostenibile delle risorse naturali, i trattati in materia di clima, biodiversità e desertificazione, le diverse direttive europee in materia ambientale ecc.

E ora veniamo ai metodi di operare. Il primo riguarda la stima degli impatti per la cui individuazione e determinazione è necessario, da una parte, conoscere i dettagli del progetto di intervento e, in particolare, quali sono le previste emissioni e come il futuro impianto interagirà con l’ambiente, e dall’altra parte conoscere le caratteristiche e lo stato dell’ambiente e del territorio, entro cui l’impianto o l’intervento va a inserirsi.

Orbene, le cause degli impatti ambientali e territoriali, una volta realizzato l’impianto o l’intervento sul territorio, sono cause che si manifesteranno in futuro. Nel caso della centrale termoelettrica a carbone di Porto Tolle, che sarà un grande impianto con una vita media non inferiore ai 50 anni, si tratta di cause che riguarderanno un futuro più o meno lontano e, comunque, proiettato su almeno 50 anni. Per quanto riguarda l’ambiente e il territorio, invece, le caratteristiche, e lo stato, sono desunti da informazioni, studi ricerche, analisi e dati statistici, ottenuti a partire dagli anni passati più recenti ma che possono risalire fino a molti decenni indietro nel tempo: anzi maggiore è il numero dei decenni, passati considerati, migliori sono le analisi, le statistiche e le correlazioni che si possono ottenere. Pertanto, sulla base della conoscenza dell’ambiente dei decenni passati, si stimano gli impatti che si riferiscono ai decenni futuri.

Se l’ambiente del futuro non sarà esattamente uguale a quello del passato, le valutazioni di impatto diventano un esercizio puramente accademico, senza alcuna attinenza con la realtà. E la possibilità che l’ambiente futuro possa essere diverso dall’ambiente presente, e molto diverso dall’ambiente passato, è confermata da studi autorevoli sul global change e sul climate change, ma lo possiamo costatare anche dalle tendenze in atto a causa dei cambiamenti del clima: aumenta l’intensità di fenomeni meteorologici estremi, si riducono i ghiacciai, diminuiscono le disponibilità d’acqua, aumenta il rischio di desertificazione, aumenta l’erosione costiera e l’innalzamento del livello del mare, cambiano le caratteristiche di uso del territorio, cambiano gli equilibri ecologici sia terrestri sia marini ecc.

Il secondo metodo di operare riguarda il confronto con le alternative progettuali. Le alternative prese in considerazione sono, in genere, varianti del progetto proposto, varianti che servono a minimizzare il più possibile le future interazioni dell’impianto con l’ambiente e con il territorio circostante (ovviamente ambiente e territorio del passato). Non si prendono in considerazione alternative che raggiungono lo stesso obiettivo, ma con tipologie di progetti, o di interventi, completamente differenti. Per esempio, nel caso della centrale termoelettrica di Porto Tolle il progetto prevede una generazione molto elevata di energia elettrica, centralizzata in un solo grande impianto, che ovviamente ha bisogno di una struttura altrettanto centralizzata di trasporto e di distribuzione dell’energia elettrica agli utenti. Questo sistema complessivo, oltre ad essere alquanto rigido, potrebbe essere abbastanza vulnerabile ai cambiamenti climatici in relazione alla specifica localizzazione sul territorio (lungo i fiumi o lungo le coste), all’uso delle risorse naturali (acqua per il raffreddamento) e alle capacità recettive dell’ambiente locale (naturale e antropizzato). Esistono, però, alternative che raggiungano lo stesso obiettivo di produzione elettrica, ma ricorrendo a sistemi completamente diversi, come, per esempio, la generazione distribuita, cioè differenti piccoli impianti alimentati con differenti fonti energetiche (comprese le fonti rinnovabili reperibili sul territorio), collegati e interconnessi fra loro, e con gli utenti finali, in sistema flessibile di reti intelligenti, dette smart grids. D’altra parte, mancando, o essendo carente, il presupposto di riferimento strategico, detto prima, costituito dalla VAS che accompagna il piano di sviluppo sostenibile di settore, non si prendono in esame alternative di questo tipo e le uniche alternative lecitamente considerate, sono ovviamente soltanto le varianti, cioè quelle che costituiscono una sorta di “maquillage” dello stesso progetto.

Poiché la VIA e la VAS rappresentano gli strumenti di base più idonei per l’attuazione delle politiche di sviluppo sostenibile, appare, più che mai indispensabile che la procedura di VIA, attualmente esistente, venga, da una parte, aggiornata, in particolare alle necessità di considerare anche i cambiamenti climatici e il global change, e, dall’altra parte, opportunamente integrata nelle attuali strategie sullo sviluppo sostenibile, incluse le prospettive della green economy di cui si discuterà a Rio de Janeiro nel prossimo anno.

Per informazioni e contatti: infoEAI@enea.it


[1] Responsabile Area Ambiente FAST