La Commissione Europea alle prese con un vaso di Pandora chiamato REACH

Il regolamento REACH della Unione Europea, riguardante “la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche” rappresenta la normativa sulle sostanze chimiche più ambiziosa e vasta del mondo. Adottato nel dicembre 2006, dopo sette anni di intense consultazioni, è stato integrato all’inizio del 2009 con il regolamento di classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze chimiche: CLP (Classification Labelling and Packaging), per allineare la UE con il Sistema Mondiale Armonizzato (Globally Harmonized System - GHS) di analoga classificazione, etichettatura ed imballaggio. Lo scopo del sistema REACH e CLP è di garantire un elevato livello di tutela della salute umana e dell’ambiente, facilitando la circolazione delle sostanze nei mercati e rafforzando la competitività e l’innovazione.

Il regolamento REACH si basa sul principio secondo il quale spetta ai fabbricanti, agli importatori e agli utenti finali garantire la fabbricazione, l’immissione sul mercato o l’utilizzo di sostanze che non hanno effetti avversi sulla salute umana o sull’ambiente. Un altro principio alla base del REACH consiste nel fatto che la sperimentazione sugli animali per valutare la pericolosità delle sostanze chimiche deve essere eseguita solo quando effettivamente indispensabile e, a tal fine, fornisce metodi e percorsi alternativi (condivisione dei dati e studi collaborativi, promozione di studi alternativi).

Il cuore del nuovo sistema normativo è l’Agenzia Europea per le sostanze chimiche ECHA, sul cui sito vengono pubblicati e condivisi dati e informazioni, documenti ufficiali e registri derivanti dai processi di REACH. L’obiettivo primario del REACH, ossia la valutazione di oltre 100 mila sostanze chimiche presenti sul mercato, risulta ancora molto lontano. Infatti ad oggi la lista delle “sostanze estremamente problematiche” (Substances of Very High Concern – SVHC) comprende soltanto 53 sostanze; si tratta di sostanze accusate di azione cancerogena, mutagena e/o tossica per gli effetti genetici ereditari e/o che presentano caratteristiche di persistenza, bioaccumulabilità e tossicità (PBT).

Dopo cinque anni di applicazione, la Commissione Europea si sta preparando alla revisione di questo controverso regolamento e al riesame dei compiti e delle funzioni dell’Agenzia, in un clima di grande tensione tra le associazioni ambientaliste, l’Agenzia Europea e l’industria chimica. In particolare due organizzazioni ambientaliste - la londinese ClientEarth e la svedese ChemSec - hanno avviato una procedura legale contro l'ECHA per il suo rifiuto alla pubblicazione dei nominativi delle società che immettono le sostanze più pericolose sul mercato dell'Unione Europea. Alla base di questo rifiuto vi sono le preoccupazioni e gli interessi delle industrie chimiche, che mirano a mantenere la privacy sulla composizione dei loro prodotti e lamentano danni economici e ripercussioni su investimenti e innovazione.

Alcune aziende inoltre accusano l’UE di non aver tenuto in debito conto il reale rischio di esposizione per la popolazione, rendendo inconsistenti i benefici per la salute e l’ambiente a fronte di profonde alterazioni nell’economia e nel mercato di materie prime e materiali strategici (come riportato per il caso del cobalto). Le associazioni ambientaliste da parte loro, criticando l’operato dell’UE per il ritardo nella valutazione delle SVHC e soprattutto delle sostanze che alterano la funzionalità del sistema endocrino (endocrine disruptors), hanno sviluppato una propria lista, denominata SIN (Substitute it Now!), che attualmente comprende 378 sostanze estremamente problematiche.

Per la revisione del regolamento REACH - da effettuare entro il 1 giugno 2012 (art.138) - la Commissione si avvarrà dei due recenti documenti prodotti dall’ECHA riguardanti “Il funzionamento dei regolamenti REACH e CLP” e “L’uso di alternative nella sperimentazione sugli animali”, nonché dei risultati degli studi tematici in corso riguardanti: costi, ostacoli burocratici, impatti sull’innovazione dell’industria chimica europea, benefici sulla salute e sull’ambiente, sostanze fabbricate o importate in quantitativi inferiori alle 10 tonnellate, nanotecnologie, oltre alle problematiche di funzionamento ed implementazione del regolamento, di sovrapposizione con altra normativa EU e – come specificatamente previsto dall’art.75 – di riesame dell’Agenzia Europea per le sostanze chimiche.

Date le premesse e la situazione conflittuale esistente, il percorso di revisione e di una nuova messa a punto non sarà affatto facile, perché REACH è diventato un potenziale vaso di Pandora.

(Giovanna Zappa)