Le priorità della green economy

Le priorità della green economy

Il Segretario Generale della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile (Rio+20), il cinese Sha Zukang, che è anche Sottosegretario Generale delle Nazioni Unite, ha inviato un messaggio, pubblicato alla metà di settembre scorso, destinato ai decisori politici e ai delegati dei paesi che parteciperanno alla prossima Conferenza di Rio+20. Nel messaggio è stata richiamata l’importanza di questa Conferenza ritenuta un’opportunità unica e irripetibile di incontro di tutti i Paesi del mondo sull’obiettivo comune della green economy.

La green economy che è, infatti, il tema centrale della Conferenza, deve innanzitutto rispondere alle molteplici sfide che bisogna affrontare per superare la crisi mondiale, che è in realtà la somma integrata di crisi fra loro intrecciate: economiche, sociali e ambientali. Esempi di queste crisi intrecciate sono, oltre a quella finanziaria, la crisi dell’energia, quella alimentare e della sicurezza sanitaria, la crisi delle risorse naturali, la scarsità d’acqua ecc.

In questo contesto, Sha Zukang indica sette priorità assolute di discussione sulla green economy: lavori verdi (green jobs) e inclusione sociale, accesso all’energia ed energia sostenibile, sicurezza alimentare e agricoltura sostenibile, gestione sostenibile delle risorse idriche, città sostenibili, oceani e risorse marine e, infine, prevenzione delle catastrofi naturali. Vediamole in maggior dettaglio.

1) Lavoro e occupazione. La disoccupazione e  l’emarginazione sociale rimangono problemi irrisolti in tutti i paesi, ma l’economia attuale li ha particolarmente aggravati, con conseguenze che minacciano la sicurezza e la coesione sociale. Con i green jobs, la green economy può promuovere l’occupazione e contrastare l’emarginazione sociale.

2) Energia: accesso all’energia e sicurezza energetica. La mancanza di accesso all’energia elettrica è la causa principale dell’aggravarsi delle condizioni di povertà di 1,4 miliardi di persone, in gran parte popoli dell’Africa. La mancanza di accesso all’energia di quasi 3 miliardi di persone, che per cuocere e per riscaldarsi utilizzano la biomassa vegetale, è la causa principale di molti danni, talvolta irreversibili, all’ambiente e agli ecosistemi. La green economy deve promuovere entro il 2030 l’accesso universale all’energia, l’uso prevalente di fonti rinnovabili e la gestione sostenibile dell’energia.

3) Alimentazione e agricoltura. Nonostante la rivoluzione verde avviata nel 1968, la fame nel mondo non è stata debellata: quasi un miliardo di persone vive in condizioni di fame o di malnutrizione. L’attuale economia ha portato a una serie di contraddizioni, tra cui la produzione di cibo a costi molto elevati, pratiche agricole insostenibili, danni alla biodiversità e alle risorse idriche e grandi sprechi alimentari nei paesi ricchi. La green economy deve attuare la vera rivoluzione verde, garantendo cibo accessibile a tutta l’umanità e proteggendo, nel contempo, il suolo, l’acqua e la biodiversità.

4) Risorse idriche. Eccetto le aree delle alte latitudini e di quelle sub polari, le risorse idriche già scarseggiano in molte parti del mondo e sono destinate a scarseggiare sempre di più in futuro, mentre la domanda mondiale di acqua aumenta molto rapidamente. Attualmente, circa 1,2 miliardi di persone non ha accesso all’acqua e i conflitti per il controllo delle risorse idriche sono un problema potenziale destinato a esplodere in futuro. La green economy deve fornire opportunità e strumenti per giungere a una gestione integrata e sostenibile delle risorse idriche.

5) Insediamenti umani e urbanizzazione. Tre quarti della popolazione mondiale vive in aree urbanizzate, ma nei paesi in via di sviluppo questa percentuale diventa la quasi totalità, dal momento che le aree urbanizzate sono le uniche ad offrire aspettative di una vita migliore e possibilità di accedere a servizi indisponibili nelle aree rurali. L’urbanizzazione, se incontrollata, peggiora le condizioni di vita e pone enormi sfide per l’energia, i trasporti, il terziario, che devono trovare soluzioni efficienti e sostenibili. La green economy deve gettare le basi per uno sviluppo urbanistico equilibrato, intelligente e sostenibile.

6) Risorse marine. Gli oceani non sono solo la più grande risorsa naturale del pianeta, ma anche la principale risorsa di vita e di sviluppo della maggior parte dei popoli. L’inquinamento, la pesca illegale e lo sfruttamento incontrollato delle risorse marine, soprattutto nelle acque internazionali maggiormente incontrollate, minacciano la vita degli oceani e la loro capacità di fornire risorse e di regolare il sistema climatico e ambientale. La green economy, anche in attuazione di Agenda 21 e di altri trattati internazionali, deve costruire un sistema integrato di gestione sostenibile degli oceani.

7) Catastrofi naturali. Le calamità naturali provocano sempre più danni alla vita umana, alle infrastrutture e a beni e servizi, sia perché molti fenomeni estremi sono in intensificazione, sia perché lo sviluppo incontrollato delle attività economiche sul territorio ha aumentato la vulnerabilità dei sistemi umani alle calamità naturali. La green economy deve indirizzare la pianificazione e l’uso del territorio e delle risorse, in modo tale da aumentarne la resilienza contro le calamità naturali e promuovere azioni adeguate di prevenzione dei disastri.

Queste sette priorità, se affrontate adeguatamente, rappresentano anche la soluzione ai problemi dei cambiamenti climatici, di perdita della biodiversità e di desertificazione.

I paesi più poveri, che sono più esposti ai maggiori rischi, devono essere aiutati a sviluppare la loro green economy attraverso la cooperazione internazionale, basata principalmente sul trasferimento di nuove tecnologie e di know how, oltre che sul supporto finanziario.

Per rendere attuabili queste sette priorità, la conferenza di Rio+20 dovrà lanciare, secondo Sha Zukang, iniziative pubbliche e private di finanziamento di progetti di cooperazione, ma dovrà dare anche indicazioni su come risanare i debiti dei paesi più poveri, come rivedere i sistemi fiscali e di tassazione e come rimuovere il regime dei sussidi e delle barriere commerciali, che distorcono i mercati e impediscono rapporti efficienti e costruttivi di cooperazione internazionale.

 

(Paola Molinas)