La Terra è andata in rosso il 27 settembre

Il 27 settembre è stato l’Earth Overshoot Day, espressione inglese che potremmo tradurre come “il giorno di esaurimento annuale delle risorse ecologiche”, cioè il giorno in cui il fabbisogno di risorse da parte dell’umanità per il corrente anno ha superato le capacità di approvvigionamento che ha il pianeta per rigenerazione naturale delle risorse richieste. In pratica, dal 27 settembre in poi, il budget di risorse naturali disponibili è andato “in rosso”.

Ma, come si fa a calcolare sia la richiesta di risorse da parte dell’umanità, sia la disponibilità di risorse da parte dei sistemi naturali? Il calcolo è basato sul concetto di footprint (l’orma) riferita all’impatto umano sul pianeta e riguardante sia l’estrazione delle risorse, sia l’utilizzo dei servizi ambientali. La “New Economics Foundation”, una fondazione think-and-do tank indipendente britannica, effettua queste valutazioni che poi vengono diffuse dalla Global Footprint Network.

Secondo i calcoli degli esperti, ogni 24 ore nel corrente anno sono consumate mediamente nel mondo 8 tonnellate di risorse naturali ambientali, le quali hanno però bisogno di circa 32 ore per rigenerarsi. Questo significa che in circa nove mesi l’umanità ha consumato risorse che il pianeta può rigenerare in circa 12 mesi. La crescita della popolazione mondiale e il crescente uso non sostenibile delle risorse fa sì che ogni anno la data del overshoot day tende ad anticiparsi. Negli anni 70 eravamo ancora in equilibrio tra richiesta di risorse e capacità di rinnovamento naturale del pianeta. Dagli inizi degli anni 80 è cominciato un andamento decrescente. Nel 1987, infatti, la data del overshort day era il 19 dicembre, nel 2000 è stata il 1 novembre, nel 2005 è stata il 20 ottobre, l’anno scorso la data è caduta il 31 agosto, quest’anno, invece, è stata il 27 settembre. Il fatto che quest’anno sia il 27 settembre potrebbe essere un buon segnale per indicare una inversione di tendenza rispetto agli anni passati, ma è ancora presto per dirlo. Ovviamente il consumo delle risorse non è uguale in tutte le regioni del mondo. Il consumo delle risorse naturale del cittadino americano medio è di quasi il doppio del cittadino italiano medio e di circa 10 volte quello del cittadino indiano medio.

L’associazione prudentemente ammette che il calcolo è difficile, il metodo in continuo aggiornamento e il risultato meramente indicativo. Il valore di questo calcolo sta nel messaggio sintetico e comprensibile sul “sovracconsumo”, un modo per allertare l’opinione pubblica e indurre cittadini e decisori ad operare contro lo spreco delle risorse e per la sostenibilità ambientale ed ecologica.

Da notare che, tra i partner (finanziatori) del Network, c’è per l’Italia la grande azienda Barilla, che cerca così di incrementare la propria responsabilità sociale di impresa, oltre ad Ambiente Italia, la società di ricerca e consulenza che utilizza l’approccio del footprint anche per valutare l’impatto settoriale delle attività umane, come la carbon footprint, relativa all’uso di combustibili fossili, e la water footprint, relativa ai consumi idrici.

(Laura Maria Padovani)