L'Editoriale

di Enrico Giovannini, Presidente dell’Istituto nazionale di statistica

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La sfida di misurare il benessere

Giovannini.jpgAll’inizio di novembre l’Istat ha presentato il sitowww.misuredelbenessere.it con lo scopo di aprire un luogo di discussione nazionale su ciò che è importante per il benessere dei cittadini e su come misurarlo. È una sfida per alcuni versi epocale che l’Istituto nazionale di statistica, come molti altri istituti statistici nel mondo, è chiamato a raccogliere.

Il benessere è un concetto complesso, che dipende da una grande varietà di fattori, dalla salute alle relazioni sociali, dalla soddisfazione per il proprio lavoro alla sicurezza economica, dalla qualità dell’ambiente in cui si vive alla fiducia nell’azione politica. Peraltro, il benessere dei singoli non necessariamente coincide con il benessere della società. Per questo è importante che il benessere sia distribuito tra i diversi gruppi sociali, che sia quindi “equo”, e che sia garantito anche alle generazioni future, che sia quindi “sostenibile”. Si dovrebbe dunque riuscire a misurare il Benessere Equo e Sostenibile (BES).

Si tratta di una sfida che viene da lontano e che mi ha visto coinvolto in prima persona già dal 2001, quando ero a capo della Direzione Statistica dell’OCSE. In quegli anni ci si rese conto dell’esigenza diffusa di misurare il benessere dei cittadini e il progresso delle nazioni non solo dal punto di vista economico, tipicamente misurato attraverso la crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL), ma anche attraverso misure che dessero conto delle reali condizioni di vita dei cittadini, delle loro aspirazioni e del loro giudizio. Approfondendo il tema si sono scoperte centinaia di esperienze in tutto il mondo che andavano nella stessa direzione: in Bhutan si calcolava la Felicità Interna Lorda; negli Stati Uniti i cosiddetti Community indicators erano in grado di dar conto delle priorità di vita dei cittadini nei piccoli centri; in Colombia l’esperienza “Bogotà Còmo Vamos” apriva la strada alla misurazione del benessere nelle gradi città sudamericane; in Francia una rete di economisti proponeva il BIP40, mentre in Italia la società civile che animava la campagna “Sbilanciamoci!” dava vita al Quars e il Sole24Ore proponeva un indice di qualità della vita nelle province. La lista potrebbe essere molto più lunga.

A livello istituzionale, il dibattito internazionale promosso dall’OCSE condusse nel 2007 alla "Dichiarazione di Istanbul", adottata dalla Commissione Europea, dall’OCSE, dall'Organizzazione della Conferenza islamica, dalle Nazioni Unite, dall’UNDP e dalla Banca Mondiale, evidenziando un consenso sulla necessità di "intraprendere la misurazione del progresso sociale in ogni paese, andando oltre le misure economiche convenzionali come il PIL pro capite". Sotto l’egida dell’OCSE, quindi, diedi vita al Global Project on Measuring the Progress of Societies, divenuto il punto di riferimento mondiale per quanti desiderano misurare e valutare i progressi delle loro società (www.wikiprogress.org).

Lo sviluppo dell’informazione statistica per giungere ad una misurazione valida del benessere si avvale oggi di molti contributi, ivi compreso quello della prestigiosa Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi,  composta da 25 studiosi, compresi cinque premi Nobel. La Commissione (di cui ho avuto l’onore di far parte, dirigendo uno di tre gruppi di lavoro), nel suo rapporto finale pubblicato nel settembre del 2009 ha identificato i limiti del PIL come indicatore della performance economica e del progresso sociale, ha individuato quali informazioni aggiuntive potrebbero essere necessarie per l’elaborazione di indicatori più pertinenti del progresso sociale e ha valutato la fattibilità di strumenti alternativi di misurazione.

Proprio seguendo le indicazioni dell’OCSE e della Commissione, nel 2011 l’Istat e il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) hanno lanciato un’iniziativa per la misurazione del “Benessere Equo e Sostenibile”, il quale mira a produrre una serie di indicatori in grado di offrire una visione condivisa di progresso per l'Italia. Essa sarà elaborata da studiosi dei temi che afferiscono al benessere e legittimata dalla consultazione di esperti, portatori d’interesse e cittadini attraverso incontri, audizioni e una consultazione on-line. Proprio la partecipazione nel processo delle rappresentanze degli imprenditori, dei lavoratori e del terzo settore è fondamentale per assicurare la legittimità di una tale operazione.

L'iniziativa prevede: a) la costituzione di un Comitato d’Indirizzo coordinato congiuntamente dal CNEL e dall’Istat con il compito di elaborare una definizione condivisa di progresso riferita alla società italiana; b) la creazione di un Comitato scientifico coordinato dall’Istat e composto da esperti delle diverse materie per selezionare indicatori statistici di elevata qualità rappresentativi delle diverse dimensioni del benessere; c) l'organizzazione di una consultazione pubblica e una vasta comunicazione ai cittadini dei risultati, così da informare la cittadinanza sui significati degli indicatori nel modo più accurato possibile.

Attualmente si è appena conclusa la prima fase. Il Comitato di Indirizzo istituito presso il CNEL ha formulato una proposta di dodici “domini” di analisi del benessere, raggiungendo un accordo tra le parti presenti al tavolo di lavoro (associazioni di categoria, sindacati e terzo settore). Tale proposta rappresenta di per sé un importante risultato. I dodici domini (Ambiente, Salute, Benessere economico, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Relazioni sociali, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi, Politica e istituzioni) contengono infatti una visione di ciò che è ritenuto prioritario per il presente e il futuro dei cittadini e del Paese. In questo senso, misurare il benessere supera il mero esercizio accademico, ma diventa un momento di elaborazione della direzione che vogliamo il nostro Paese intraprenda.

Tale visione è bene che sia ulteriormente rafforzata da una discussione pubblica che coinvolga istituzioni e centri di ricerca. A questo scopo sul sito misuredelbenessere.it, oltre a presentare diffusamente l’iniziativa, abbiamo lanciato un semplice questionario affinché tutti possano dare la propria opinione sulle scelte compiute finora e un blog dove meglio articolare punti di vista, critiche e osservazioni.

I prossimi passi prevedono l’identificazione di un set di indicatori capace di rappresentare i diversi domini e una ulteriore consultazione nazionale attraverso numerosi incontri da tenersi in tutte le regioni italiane. L'appuntamento finale del lavoro è per la fine del 2012, quando è programmata la pubblicazione del primo rapporto congiunto Istat-CNEL sulla misura del Benessere Equo e Sostenibile in Italia.

 

Per informazioni e contatti: infoEAI@enea.it