Il World Energy Outlook 2011: improbabile l’attuazione degli obiettivi climatici

L’uso delle energie rinnovabili nel mondo è in crescita, ma non procede abbastanza velocemente da far sperare in un mondo futuro svincolato dalla dipendenza dei combustibili fossili. Il rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), World Energy Outlook 2011, pubblicato il 9 novembre scorso (http://www.iea.org/weo/), dedica particolare attenzione alla questione climatica, al fatto, cioè, che con le tendenze attuali il riscaldamento climatico globale potrebbe raggiungere i 3,5 °C e, dunque, non sarà possibile mantenere sotto i 2 °C il surriscaldamento del pianeta, come sancito negli accordi che tutti i paesi hanno sottoscritto in sede ONU (Copenhagen 2009 e Cancùn 2010). Non s’intravede, dice il rapporto, una svolta nelle tendenze energetiche mondiali ed è probabile che il mondo rimarrà bloccato nell’attuale sistema energetico inefficiente e ad alta intensità di carbonio almeno fino al 2035.

Raffineria.jpgDopo un rallentamento nel 2009, la domanda globale di energia primaria è tornata a crescere a ritmi del 5% per anno e, con essa, sono cresciuti i consumi di combustibili fossili, causando un’impennata record delle emissioni di anidride carbonica nel 2010. Nonostante molti paesi abbiano dato priorità al miglioramento dell’efficienza energetica, l’intensità energetica mondiale è peggiorata per il secondo anno consecutivo. Nel contempo, le preoccupazioni legate alla crisi economica e ai debiti sovrani degli Stati coinvolti hanno allontanato l’attenzione dei governi dalla politica energetica e limitato i loro strumenti di intervento.

Le analisi del rapporto IEA presentano tre scenari globali e molteplici casi di studio, compreso il ruolo della Russia nel mercato mondiale dell’energia. Lo scenario principale proposto in questa edizione è basato sulle “nuove politiche”, in cui si ipotizza che i recenti impegni assunti dai governi siano attuati solo parzialmente, come sta, di fatto, avvenendo. Secondo questo scenario, basato sulle tendenze in corso, la domanda di energia crescerà in modo sostenuto, aumentando di un terzo tra il 2010 e il 2035, la maggior parte della quale verrà dai paesi non OECD ed in particolare da Cina, India, Indonesia, Brasile e Medio Oriente. Aumenterà, quindi, il consumo di tutte le fonti fossili, anche se la loro percentuale sulla domanda globale di energia primaria diminuirà leggermente, scivolando dall’81% nel 2010 al 75% nel 2035. Ma il gas naturale non subirà alcuna flessione, anzi un incremento nel mix energetico mondiale.

Sul versante degli usi dell’energia, il settore elettrico vedrà un rilevante ricorso alle fonti rinnovabili (soprattutto in campo idroelettrico ed eolico), che rappresenteranno il 50% della nuova capacità installata volta a soddisfare la crescita della domanda.

Viceversa, nel settore dei trasporti il consumo di prodotti petroliferi subirà un forte aumento a causa della domanda di trasporti delle economie emergenti, dal momento che la crescita economica di questi paesi sostiene la domanda di mobilità di persone e merci. Questo è il settore più critico ai fini degli impegni di riduzione delle emissioni. Anche se saranno disponibili tecnologie motoristiche alternative che consumano petrolio in modo più efficiente o che non lo utilizzano affatto (ricorrendo a vettori energetici o combustibili alternativi), ci vorrà tempo prima che riescano a diffondersi su scala commerciale e a penetrare i mercati. Nel settore industriale le tecnologie CCS (cattura e sequestro del carbonio) saranno una delle principali opzioni di abbattimento delle emissioni, ma solo nel decennio 2020-2030 raggiungeranno il loro picco di diffusione, concorrendo efficacemente al conseguimento degli obiettivi climatici mondiali. Infine, il ricorso alla fonte nucleare non potrà ridursi, nonostante Fukushima, perché rimane un’opzione necessaria per ridurre la domanda di combustibili fossili e per diminuire le emissioni di anidride carbonica.

Non minore attenzione va rivolta ai sussidi. I combustibili fossili godono di sussidi valutati in oltre 400 miliardi di dollari l’anno. Ridurre tali sussidi aiuterà la transizione ad uno sviluppo a bassa intensità di carbonio. Lo sviluppo delle fonti rinnovabili, invece, ha bisogno di un aumento di sussidi, per renderle competitive nei mercati elettrici. Il costoso ricorso a sussidi nelle rinnovabili, soprattutto nel prossimo futuro, trova giustificazione nei benefici a lungo termine che le rinnovabili apportano ai fini della sicurezza energetica e della protezione ambientale.

(Giuliano Ghisu)