Turismo sostenibile per i beni culturali e naturali

Il turismo costituisce una risorsa estremamente importate per il sistema Italia, ma il turismo, specialmente se di massa, può rappresentare un fattore di disturbo per la sostenibilità ambientale e sociale. È opportuno diversificare le destinazioni turistiche e migliorare sia l’impatto sul territorio, sia le prestazioni di servizi turistici

Laura Maria Padovani

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Il 26-29 marzo 2012 si terrà a Londra un’importante conferenza internazionale dal titolo “Planet under Pressure” dedicata alla ricerca di soluzioni per rispondere in termini pratici e praticabili alla sfida della sostenibilità globale. La conferenza di Londra fungerà da piattaforma per rafforzare e ampliare una nuova visione globale che collega studiosi di scienze sociali e naturali con le imprese e gli investitori, per far fronte alle sfide insite nella sostenibilità. Attraverso workshop e seminari, i delegati saranno invitati a discutere le opzioni e le soluzioni ai cambiamenti climatici, energia, sicurezza alimentare, acqua, povertà e altre questioni urgenti. In vista di questa scadenza, il presente contributo vuole affrontare questa tematica in un settore rilevante per il nostro Paese, quello del turismo, prendendo in considerazione alcune specificità italiane, alla ricerca di opzioni di sviluppo che permettano il mantenimento di una sostenibilità non solo economica, ma sociale e ambientale.

 

Introduzione: Il turismo globale

Il termine turismo - una parola relativamente recente (risalente al 1711) - deriva dal latino tornare e dal greco tornos che significa “movimento attorno ad un punto centrale" e descrive viaggi per piacere, svago, tempo libero, attività culturali o devozionali. L’Organizzazione Mondiale del Turismo definisce i turisti come persone “che viaggiano e soggiornano in località al di fuori del loro ambiente abituale per non più di un anno consecutivo per svago, affari o altro”.

Il turismo moderno viene praticato in diverse categorie di località: siti architettonici, archeologici ed artistici; città di riconosciuto valore artistico e culturale; città commerciali; località sede di strutture dedicate allo svago e alla ricreazione (tra cui il gioco d’azzardo); parchi nazionali, aree protette e monumenti naturali; santuari, monasteri, templi e altri luoghi religiosi e devozionali; città in cui si trovano le istituzioni internazionali; località di mare, lago, campagna, montagna, terme e stazioni di villeggiatura; persino aree note per le qualità culinarie ed enologiche; e  città con cliniche e Istituti che offrono eccellenti cure mediche o nuove tecnologie biomediche (turismo sanitario).

Nel 2010, sono stati registrati in tutto il mondo 940 milioni di arrivi turistici internazionali, corrispondenti ad una crescita del 6,6% rispetto all’anno precedente, con un fatturato del turismo internazionale che ha raggiunto i 693 miliardi di €  (919 miliardi dollari USA), corrispondenti a un aumento del 4,7%. Il 40% di tali arrivi si sono verificati in Europa: il turismo produce il 5% del PIL della UE (€ 266 miliardi), una percentuale in continuo aumento, che diventa il 10% del PIL e il 12% dell’occupazione totale se si somma alle attività correlate dell’indotto.

È stato però registrato un rallentamento del turismo nel 2008 e 2009 a causa di alcuni fattori negativi come la crisi finanziaria e la recessione economica, oppure di eventi eccezionali quali epidemie (per esempio, l’influenza aviaria), minacce terroristiche, conflitti locali, e catastrofi naturali (lo tsunami nell’Oceano Indiano del 2004, le ceneri dell’eruzione del vulcano Eyjafjallajokull in Islanda). Non è quindi da escludere un nuovo rallentamento nel 2012.

Il turismo internazionale è importante e, in alcuni casi, essenziale per l’economia di molti Paesi. I primi cinque Paesi in ordine di classifica sia per numero di arrivi di turisti internazionali (da 44 a 78 milioni a seconda del paese) e fatturato turistico (variabile tra 39 e 104 miliardi di dollari USA) sono Francia, Stati Uniti, Cina, Spagna e Italia, seguiti da Regno Unito, Turchia, Germania, Malaysia, Messico, Australia e Hong Kong.

Ma il turismo è importante anche per i piccoli Paesi (come i piccoli stati-isole: Bahamas, Fiji, Maldive, Seychelles, ecc.), Paesi con aree di natura incontaminata o siti naturali e paesaggi attraenti (Kenya, Sud Africa, altri Paesi africani, Paesi nordici, Paesi alpini e mediterranei, Stati Uniti, Australia, Brasile), città di particolare significato religioso (Roma con la Città del Vaticano, Gerusalemme, La Mecca, Città del Messico ecc.), aree in cui le rovine di antiche civiltà si sono conservate (Vicino Oriente, Europa mediterranea, Messico e Meso-America, Perù, parti dell’Asia orientale). Si stima che il turismo contribuisca il 5% del PIL, grazie alla fornitura di beni e servizi collegati al turismo (ospitalità, organizzazione, trasporti, vitto e alloggio, divertimento, shopping), creando così opportunità per l’occupazione nel terziario e nelle strutture amministrative connesse con il turismo.

 

Turismo e sostenibilità

Purtroppo, ma comprensibilmente, il turismo moderno produce alcuni effetti negativi che riguardano la sostenibilità ambientale e sociale: fattori come il numero elevato di visitatori tipico del turismo di massa e la concentrazione preferenziale di attività turistiche in aree limitate (città famose, siti riconosciuti, le zone costiere già soggette a migrazioni di popolazione interna e pressione ambientale). Ancora più potenzialmente perturbanti per gli eventuali effetti sulle caratteristiche sociali e culturali dei Paesi ospitanti sono i fenomeni di distorsione culturale e di aumento dei prezzi, soprattutto per quel che riguarda popoli indigeni e comunità locali tradizionali. I costi esterni dovuti al trasporto, congestione, sovraffollamento, produzione di rifiuti, problemi sanitari, attività ricreative (anche illecite), possono erodere e influenzare pesantemente le entrate economiche. La situazione è spesso aggravata dalla competizione del turismo con l’urbanizzazione, l’agricoltura e l’industria pesante per l’occupazione e l’utilizzazione dei migliori spazi, peraltro sottratti alle foreste o altri habitat naturali.

In tempi recenti, è emersa quindi la necessità di un turismo sostenibile che “preveda la gestione delle risorse in modo tale che le esigenze economiche, sociali ed estetiche possano essere soddisfatte mantenendo l’integrità culturale, i processi ecologici essenziali, la diversità biologica e i sistemi viventi” (Organizzazione Mondiale del Turismo). Si ritiene inoltre indispensabile la conservazione delle tracce, monumenti e manufatti delle civiltà umane. Il turismo può essere considerato sostenibile se nella sua pianificazione tiene conto della capacità di carico ecologico e socio-culturale, coinvolgendo le comunità che vivono nell’area di destinazione degli spostamenti. Il settore turistico deve essere integrato nelle politiche economiche e di crescita in atto, al fine di mitigare alcuni degli impatti negativi economici e sociali del turismo di massa. Due obiettivi principali possono essere evidenziati:

  • l’inversione del processo di concentrazione del turismo in un numero limitato di destinazioni mediante le sua diffusione in diverse città-siti-aree, con conseguente aumento della diffusione spaziale e temporale di flussi turistici diversificati;
  • la realizzazione di ‘pacchetti’ turistici integrati, che siano attraenti per il cliente ma compatibili per i residenti, con particolare riguardo alle attività ricreative e culturali.

 

Il turismo in Italia

L’Italia è un esempio paradigmatico di entrambi gli aspetti positivi e negativi del turismo. Alcune stime suggeriscono che l’Italia ospiti il 50-70% delle opere d’arte e dei beni culturali oggi esistenti sul pianeta, e una buona parte dei siti architettonici e archeologici conservatisi, insieme a molti contenuti intangibili. L’Italia è il primo paese in classifica per il numero di siti riconosciuti dall’UNESCO come ‘patrimonio dell’umanità (47 siti – il 5% del totale - di cui 33 riguardanti centri storici urbani, compresa la Città del Vaticano, 7 siti archeologici, e 20 di interesse sia come patrimonio culturale che naturale; e inoltre, 40 siti candidati).

L’Italia possiede anche: almeno 100 città di grande valore artistico e storico, centinaia di città e paesi dove si organizzano particolari eventi (spettacoli, giochi storici, processioni, mercati e fiere, carnevali, feste), si producono alimenti tradizionali e si creano prodotti immateriali (ad esempio, la musica); inoltre, 3.500 musei e scavi archeologici (30 quelli principali), 60.000 monumenti nazionali e dimore storiche, almeno 300 maggiori santuari, abbazie e cattedrali (fra cui 6 dei 20 siti religiosi più visitati del mondo), 85.000 chiese.

E ancora: 24 parchi nazionali, oltre 3.700 altre aree protette, per un totale di copertura di circa il 19% del territorio nazionale; 7.475 km di costa in clima mediterraneo, con 400 località turistiche di mare, 150 piccole isole, 70 lagune e zone umide costiere, 31 laghi di una certa dimensione, 28 porti e 156 approdi turistici, 120 stazioni di montagna attrezzate per lo sci o per escursionismo, 22 località termali (in genere nelle zone vulcaniche, alcune risalenti ad epoca romana).

3 campagna Italia centraleTuttavia, le attività del turismo internazionale in Italia sono tipicamente concentrate a Roma, Firenze e Venezia e, in misura molto minore, nella zona di Napoli (Pompei, Costiera Amalfitana, Sorrento, Capri), Pisa, la Riviera Ligure e i laghi subalpini. Solo un turismo di elite sceglie per la villeggiatura soluzioni raffinate nelle campagne come quelle disponibili, ad esempio, nel Chianti.

Roma (ottava città nel ranking mondiale per soste con pernottamento) riceve fino a 10 milioni di turisti all’anno (con il Colosseo ed i Musei Vaticani, 4 milioni circa di visitatori ciascuno, siti 39^ e 37^ nella classifica mondiale), Firenze 8 milioni e, comprese le permanenze di meno di un giorno, Venezia 20 milioni, Pompei 2,5 milioni, Pisa 1 milione.

Una situazione simile caratterizza i vacanzieri al mare: Rimini, la principale spiaggia del paese (1.000 alberghi), riceve 4 milioni di visitatori all’anno (per lo più famiglie italiane e tedesche e poi giovani) concentrati in giugno/luglio/agosto per un tipico soggiorno di una settimana; e Rimini è al centro di una catena di località marine ad alta densità turistica. Il totale dei vacanzieri italiani è arrivato a comprendere il 76% della popolazione, di cui circa metà concentrati in estate con una media di permanenza di 4 notti nella stessa struttura ricettiva. Il turismo produce il 10% del PIL italiano (con un saldo in valuta di 3:1 a favore della valuta estera), ed il raggiungimento del 20% è considerato realistico. Il fatturato del solo settore alberghiero è di 1,27 miliardi di € nel 2010 (in aumento nel primo semestre del 2011), con un tasso di occupazione delle camere del 57%, un prezzo medio di una camera di 119 € –prezzo che comparativamente non proprio competitivo – e un ricavato medio per camera di 74 €.

 

Una proposta

L’Italia (e non solo) trarrebbe un forte beneficio da un cambiamento di approccio allo sviluppo turistico. I due obiettivi di cui sopra (diffusione spaziale e temporale, disponibilità di pacchetti integrati) potrebbero essere perseguiti attraverso:

  • selezione di opportune destinazioni turistiche dei diversi tipi meno frequentate o comunque tali da poter essere visitate congiuntamente in un singolo viaggio;
  • censimento e analisi degli alloggi e strutture di ricevimento e assistenza (compreso il personale) e disponibilità di trasporti;
  • preparazione di ‘pacchetti’ turistici integrati (per esempio, un soggiorno in un centro storico, seguita da una visita a un sito ambiente naturale, seguito da un soggiorno in una località con caratteristiche ricreative) a seconda delle disponibilità locali;
  • definizione e impiego di incentivi (ad esempio, credito d’imposta) per favorire la localizzazione di attività tradizionali e artigianali e dei loro punti di vendita nelle aree pilota, integrandole o avvicinandole alle strutture turistiche principali;
  • 3 cesto ortaggiorganizzazione di punti gastronomici ed enologici e percorsi di degustazione di cibo tradizionale e salutare (dieta mediterranea);
  • organizzazione di attività sportive, ecoturismo (compresa la disponibilità di green-ways per jogging, escursioni, biciclette, cavalli), visite guidate, eventi culturali (musica, teatro, spettacoli, rievocazioni storiche e riguardanti il ​​territorio), parchi a tema;
  • pianificazione generale e specifica dei servizi turistici.
  • incentivi potrebbero anche favorire la riallocazione nello stesso distretto di istituti di ricerca e campus di istruzione superiore, e di industria e centri di ricerca industriale ‘verde’ e ‘soft’.

A livello internazionale, l’informazione, le tariffe, la pubblicità e le facilitazioni dovrebbero favorire la conoscenza, attrattività e scelta da parte del cliente per i ‘pacchetti’.

Inoltre, il cambiamento demografico in atto suggerisce di aumentare la qualità dei servizi turistici, tenendo conto delle esigenze della popolazione (entro il 2020, le persone di età superiore ai 65 anni dovrebbero rappresentare il 20% della popolazione mondiale, con particolare interesse al tempo libero e specifiche richieste in materia di mobilità, cibo, assistenza ecc.). Un altro gruppo demografico chiave di rilevanza per il turismo sono i giovani. Infine, un gruppo sempre più importante è quello costituito dai turisti dei mercati emergenti (Paesi BRICS) che presentano richieste di condizioni di ospitalità e di comunicazione culturale particolari (‘pacchetti ad hoc’).

Un ulteriore fattore da considerare è rappresentato dai cambiamenti climatici con effetti attesi sulla stagionalità dei viaggi, la disponibilità di zone turistiche marine e di montagna, il consumo di energia, le modificazioni degli ambienti naturali.

 

Un’azione pilota di sviluppo del turismo sostenibile

Lo sviluppo di uno dei distretti italiani potrebbe essere l’obiettivo di una specifica azione-pilota, realizzata in una zona appositamente selezionata non ancora sfruttata dal turismo di massa e possibile candidata ad un turismo integrato. A solo titolo di esempio, il territorio intorno a Spoleto (Umbria). Spoleto – una delle antiche capitali italiane dell’Alto Medio Evo – è già sede del famoso Festival dei Due Mondi, culturalmente orientato a soddisfare fruitori intellettuali sia europei che nord-americani. Sono molte le città storiche nella zona, come Foligno e Perugia (capoluogo della regione e città universitaria che offre corsi introduttivi di italiano per studenti stranieri). La vicina Val Nerina è molto bella in termini naturali e storico-architettonici, ed è anche il luogo di origine del movimento monastico occidentale (San Benedetto da Norcia) e dove si trova il santuario di Santa Rita da Cascia. Assisi è importante sia artisticamente (città medievale, basilica, affreschi di Giotto) che dal punto di vista devozionale, rilevante per la presenza del patrimonio francescano. Il pittoresco Parco Nazionale dei Monti Sibillini si trova vicino alla Val Nerina. La regione è sede di laboratori e piccole e medie imprese artigianali e industriali del made in Italy (Deruta per le ceramiche, Gubbio per le armi antiche, e ovunque imprese famose per la produzione di abbigliamento, alta moda, calzature, merletti e altri prodotti, compresi alimenti di alta qualità, vino e olio d’oliva). La campagna umbra è costellata di aziende agricole, agriturismi, castelli, ville, borghi, villaggi, locande, in un paesaggio molto simile al più noto paesaggio toscano. Molti eventi e attrazioni sono già in funzione, ma il distretto si avvantaggerebbe di coordinamento (fra le componenti alberghiera, strettamente turistica e dei servizi), integrazione, formazione e marketing (il 90% degli alberghi sono di proprietà a gestione familiare).

Oltre alla possibilità di sviluppare il turismo in un quadro di economia ‘soft’, sarebbe essenziale definire e applicare in modo anche volontario un protocollo per lo sviluppo sostenibile locale e del turismo, corredato da un monitoraggio che dia indicazioni sull’uso sostenibile della biodiversità, foreste, risorse idriche, energia, paesaggio e identità culturale, in aggiunta alla normativa per la realizzazione di abitazioni, infrastrutture e strutture.

L’esperienza della zona pilota potrebbe essere esportata verso situazioni potenzialmente simili, nella regione mediterranea ed anche, per esempio, in America Latina.

 

 

Per informazioni e contatti: infoEAI@enea.it

 


Laura Maria Padovani - ENEA, Unità Tecnica Sviluppo Sostenibile ed Innovazione del Sistema Agro-Industriale