Il ruolo dell’agricoltura nel dibattito internazionale sullo sviluppo sostenibile

Nell’anno del vertice di Rio+20, uno dei principali temi del dibattito internazionale sullo sviluppo sostenibile è quello della sicurezza alimentare per tutti i popoli del mondo. Uno strumento in grado di garantire ciò è costituito dalla diffusione di pratiche agricole più sostenibili tra le comunità rurali, finalizzate a favorire sia l’accesso alle risorse alimentari che a promuovere la crescita economica locale e il miglioramento delle condizioni di vita. In quest’ottica dovrà essere rivista e perfezionata la governance su questo argomento da parte delle principali istituzioni internazionali

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Anna Luise

Vent’anni dopo il decisivo Vertice della Terra (Rio de Janeiro, 1992), i Paesi che fanno riferimento alle Nazioni Unite, i loro leader mondiali, insieme con migliaia di partecipanti provenienti da governi, dal settore privato, da organizzazioni non governative e altri gruppi d’interesse, si incontrano di nuovo a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno 2012 per fare il punto sulla reale ed effettiva realizzazione dei principi allora enunciati e per ridefinire e rinnovare significati, contenuti e impegni politici.

Tra le questioni chiave e le aree prioritarie del documento che i Capi di Stato e di Governo dovranno sottoscrivere, la sicurezza alimentare riveste un ruolo di primo piano e richiama immediatamente ad un concetto di agricoltura che fa della sostenibilità un riferimento imprescindibile1.

Secondo la Società Americana di Agronomia, l’agricoltura sostenibile (anche detta eco-compatibile o integrata) è quella che fornisce cibo e fibre per i bisogni umani, è economicamente valida, migliora le risorse naturali dell'azienda agraria e la qualità complessiva dell'ambiente nonché la qualità della vita per gli agricoltori e l'intera società2. Obiettivi ambiziosi, così come ambiziosi sono gli obiettivi dello sviluppo sostenibile, che però sono ancora (lontani dall’essere) solo parzialmente inseriti nei piani, nelle politiche e nei programmi a livello nazionale. La mancata cogenza dei principi internazionali a livello nazionale rappresenta, infatti, il limite insormontabile contro cui si scontra ogni buon proposito.

Analizzando l’ultima versione della bozza del documento finale, dunque, nei paragrafi che fanno riferimento all’agricoltura sostenibile, alla sicurezza alimentare e nutrizione, viene in primo luogo riaffermato il diritto che tutti abbiano accesso a cibo nutriente in modo sufficiente e sicuro, seguendo un'alimentazione adeguata, in base al diritto fondamentale di ogni individuo alla libertà dalla fame. Tutti sono chiamati a collaborare e a sostenere le comunità più deboli ed i Paesi più bisognosi. La maggioranza delle comunità in cui si concentrano i poveri del mondo e dove l’accesso al cibo è ben lungi dall’essere garantito, ha carattere rurale. La necessità di rivitalizzare lo sviluppo agricolo e rurale con modelli economicamente, socialmente e ambientalmente sostenibili si coniuga con l’obiettivo di aumentare la produttività agricola, migliorare le condizioni di vita delle comunità rurali, promuovere la crescita economica e conseguire la sicurezza alimentare. Si propone quindi di promuovere l'accesso ai mercati, al credito e ad altri servizi finanziari, proteggendo inoltre le donne, i popoli indigeni e quelli che vivono in situazioni vulnerabili. Il documento mira ad assicurare anche la parità di accesso alle risorse produttive, come i terreni e le tecnologie, accompagnando tali azioni con un’adeguata istruzione e formazione, oltre a garantire l'accesso ad acqua potabile sicura, a servizi igienico-sanitari adeguati, a fonti moderne di energia e all’uso di pratiche sostenibili nel settore agricolo.

L’aumento della produzione e della produttività agricola sostenibile dovrebbero essere sostenuti anche attraverso il rafforzamento dei meccanismi di supporto internazionali, in particolare per i paesi in via di sviluppo. Questo dovrebbe, a sua volta, favorire un certo aumento degli investimenti pubblici e privati nel campo dell’agricoltura sostenibile e dello sviluppo rurale, espandere l’accesso al microcredito e alla micro finanza, promuovere il trasferimento di tecnologie agricole (con particolare attenzione all'irrigazione efficiente, al riutilizzo delle acque reflue trattate, alla raccolta e conservazione delle acque, alle capacità di stoccaggio e alle relative tecnologie per ridurre le perdite post-raccolto), favorire lo sviluppo di cooperative agricole forti e, infine, rafforzare le infrastrutture e i collegamenti urbano-rurali.

Un’agricoltura sostenibile e l’associata produzione alimentare, in cui sono incluse colture, zootecnia, silvicoltura, pesca e acquacoltura, che si pongono l’obiettivo della sicurezza alimentare, dell’eradicazione della povertà e della fame devono basarsi sull'uso sostenibile delle risorse naturali attraverso metodi e tecniche appropriate. Quest’ultime devono essere il frutto di una ricerca scientifica, finalizzata al mantenimento dei servizi eco sistemici, che tenga conto del prezioso apporto delle conoscenze tradizionali e locali, con un approccio che privilegi la scelta della soluzione migliore per ogni singola realtà specifica. Ecco, quindi, un invito ai governi nazionali a utilizzare lo stesso punto di vista per una produzione agricola basata sulla scienza e la sua integrazione con le conoscenze tradizionali, con l'obiettivo di aumentare la produttività e la resilienza del settore agricolo al cambiamento climatico e alle catastrofi naturali, nonché di ridurre l'inquinamento ad essa associato. Si tratta, quindi, di sostenere il progresso di ricerca e sviluppo per la messa a disposizione di tecnologie agricole sostenibili, tenendo conto anche delle specifiche esigenze dei piccoli produttori agricoli e dell’agricoltura di sussistenza.

2fattoriaAfricaniEntrando poi nell’enunciazione degli interventi in aree specifiche, vengono richiamati sistemi sostenibili di produzione di bestiame anche attraverso il miglioramento dei pascoli e dei sistemi di irrigazione, l’uso di sistemi di gestione sostenibile dell'acqua, lo sradicamento e la prevenzione della diffusione di malattie degli animali. La stessa attenzione viene data al mantenimento di ecosistemi marini sani e alla diffusione di sistemi per la pesca e l’acquacoltura sostenibili, vista la loro grande importanza per la sussistenza di milioni di persone. I governi vengono sollecitati affinché adottino politiche e programmi per il miglioramento e la diversificazione delle varietà vegetali e dei sistemi di sementi, così come per la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse fitogenetiche per l'alimentazione. I governi dovrebbero, inoltre, favorire l'istituzione di sistemi agricoli e pratiche di gestione sostenibili, con una rinnovata attenzione verso il ruolo dei sistemi di approvvigionamento di sementi tradizionali dei popoli indigeni, delle comunità locali, dei piccoli proprietari terrieri e degli agricoltori familiari, pratiche ritenute positive anche per la conservazione delle biodiversità.
In linea con l’obiettivo di Rio+20 di migliorare la governance dello sviluppo sostenibile attraverso il perfezionamento delle istituzioni globali di riferimento, viene richiamato il ruolo del Comitato sulla Sicurezza Alimentare (CFS)3, anche relativamente ai principi di “Responsible Agricultural Investment” (PRAI), quello delle linee guida volontarie emesse dal CFS sulla governance responsabile di permanenza in terra, e quello della pesca e delle foreste nel contesto della sicurezza alimentare nazionale. Allo stesso modo viene richiamato il ruolo e l’importanza del Gruppo Consultivo sulla Ricerca Agricola Internazionale (CGIAR)4 nel campo della ricerca, della promozione di tecnologie e della diffusione delle informazioni e delle conoscenze.
Non viene certamente dimenticato il ruolo del mercato nella gestione delle variazioni nei prezzi sia delle materie prime sia dei prodotti, variazioni repentine e insostenibili che mettono in crisi soprattutto i piccoli produttori agricoli. Anche in questo caso, appare centrale il ruolo della diffusione dei dati, informazioni tempestive ed affidabili. Si auspica un mercato che possa essere un sistema aperto, basato su regole certe, non discriminatorio ed equo, affidando all’Organizzazione mondiale del commercio un ruolo centrale nell’adozione di misure di promozione di adeguate politiche commerciali.

A fianco ed oltre le affermazioni e le proposte contenute nel documento, l’Unione Europea ha suggerito l’inserimento, se non di target quantitativi, almeno di obiettivi da raggiungere entro il 2020 verso cui i governi nazionali e le istituzioni internazionali dovrebbero muoversi, seppure in questo momento siano ancora lontani dall’essere approvati e quindi inseriti nel testo finale. In sintesi, rispetto ai principi enunciati, l’Unione Europea ha proposto gli obiettivi di:

  • aumentare l’accesso dei piccoli agricoltori, specialmente delle donne, nelle zone rurali, ai terreni agricoli, ai mercati e alla finanza, alla formazione, al rafforzamento delle capacità, delle conoscenze e delle pratiche innovative;
  • aumentare gli investimenti pubblici e privati nell'agricoltura sostenibile e nelle filiere agroalimentari, garantendone l’integrazione nelle pertinenti strategie nazionali e settoriali; ridurre in maniera significativa le perdite post-raccolto e la quantità dei rifiuti costituiti da cibo commestibile lungo tutto il ciclo alimentare;
  • raggiungere un aumento della produttività agricola mondiale, basata sull'agricoltura sostenibile, al fine di conseguire la sicurezza alimentare e la tutela e il mantenimento della biodiversità e dei servizi ecosistemici.

 

Si tratta certamente di un tentativo per rendere il testo molto più concreto, offrendo peraltro una guida per lo sviluppo di quelle politiche più specifiche che solo i governi nazionali possono mettere in atto, sollecitandoli a fare propri i punti di vista condivisi a livello globale.

Anche il corposo documento preparato dagli esperti del Panel di Alto Livello sulla sostenibilità a livello globale5, fortemente voluto da Ban Ki Moon in parallelo al negoziato politico dei Paesi, assegna all’agricoltura un ruolo chiave nella gestione delle risorse, nella prospettiva di rendere possibile una nuova vera e propria rivoluzione verde nel 21esimo secolo.

Innanzitutto, si parte dalla considerazione che negli ultimi cinquant’anni abbiamo già assistito ad una rivoluzione verde che si è posta essenzialmente l’obiettivo di aumentare la produzione, agendo attraverso tecniche agronomiche spesso molto spinte e talvolta violente, non rispettose dell’equilibrio ecologico e con orizzonti di breve termine.
Sono stati certo raggiunti importanti risultati nei confronti della lotta ad una possibile “fame di massa” ma di certo è aumentata fortemente la pressione sulle risorse (si può metter in nota: acqua, con un utilizzo a livello globale intorno al 70% di acqua dolce, e suolo, desertificato anche dall’uso spinto di prodotti chimici e dal sovrasfruttamento) e l’uso dei combustibili fossili per l’elevato grado di meccanizzazione, fino a rendere tale rivoluzione, con grande evidenza, insostenibile ambientalmente ed anche molto vulnerabile dal punto di vista economico, stante l’aumento rapido dei prezzi del petrolio.
Riconosciuto come necessario l’aumento della produttività agricola, l’imperativo della sostenibilità del ventunesimo secolo rende indispensabile la riduzione sostanziale dell’intensità dell’uso delle risorse e dei danni alle diverse componenti degli ecosistemi, proponendo tecniche e metodi che le proteggano e mettano in primo piano la salvaguardia della biodiversità.
Gli esperti del Panel parlano di una nuova rivoluzione agricola che si concentra sulla intensificazione sostenibile (pratiche con bassi input esterni, emissioni e rifiuti), sulla diversificazione delle colture e sulla loro resilienza al cambiamento climatico. Essi propongono anche l’uso delle nuove biotecnologie "verdi" per il ruolo importante che possono svolgere nel consentire agli agricoltori di adattarsi ai cambiamenti climatici, migliorare la resistenza ai parassiti, ripristinare la fertilità del suolo e contribuire alla diversificazione dell'economia rurale.
L’agricoltura sostenibile potrebbe anche essere volano di benessere economico e sociale, producendo vantaggi ambientali consistenti e condivisi se tali processi potessero essere avviati nei paesi in via di sviluppo, opportunamente sostenuti dalle istituzioni finanziarie internazionali. Anche qui, il richiamo ai piccoli agricoltori, all’agricoltura di sussistenza, è continuo e forte, con la necessità di garantire loro l’accesso alle risorse, ai mercati, alle opportune forme di credito, di gestione del rischio e di finanza, alla conoscenza, ai sistemi di comunicazione ed alla messa a disposizione dei risultati della ricerca scientifica e tecnologica.
La questione dei finanziamenti è considerata ovviamente centrale: anche se gli investimenti dovranno provenire da risorse proprie dei paesi, saranno comunque necessarie risorse aggiuntive provenienti da aiuti pubblici allo sviluppo per sostenere investimenti del settore privato ed i partenariati pubblico-privato.
Gli esperti del Panel denunciano inoltre l’espandersi dei fenomeni di “land grabbing”, ovvero grandi investimenti da parte di alcuni Paesi che acquisiscono larghe aree di territorio nei paesi in via di sviluppo sottraendoli all’agricoltura ed all’economia locali. Le stime parlano di circa 80 milioni di ettari di terra (e l'acqua che scorre sopra e sotto di essi) che sono stati acquisiti in nuove offerte di investimento internazionali dal 2000, di cui più della metà nell'Africa sub-sahariana.
Anche il Panel attribuisce un rilevante ruolo di sostegno e di coordinamento alle istituzioni internazionali come la FAO, il CGIAR e l’IFAD, per la loro capacità di indirizzare la ricerca scientifica, la diffusione delle conoscenze e persino i processi politici nazionali.

E tra le sue raccomandazioni, quelle relative ad indicare strade sostenibili per l’agricoltura sono numerose.
Innanzitutto, si parte dall’invito ai governi e alle organizzazioni internazionali di lavorare per creare una nuova rivoluzione verde (una “ever-green revolution”) per il ventunesimo secolo che miri al raddoppio delle capacità produttive e alla drastica riduzione dell'uso delle risorse con l’aiuto di una ricerca avanzata messa rapidamente a disposizione dei suoi utilizzatori finali, evitando così ulteriori perdite di biodiversità, la distruzione di suolo fertile, lo spreco, la contaminazione e la perdita di risorse idriche. Ai governi, a parere degli esperti, bisogna chiedere di investire per una terra sostenibile tenendo conto della tutela dei diritti e del sostentamento dei più poveri.

Per concludere, ciò che comunque appare indispensabile è raggiungere una consapevolezza veramente globale dello sviluppo sostenibile e del ruolo centrale, finora poco riconosciuto, dell’agricoltura nel garantire l’equilibrio tra l’uso delle risorse naturali e la soddisfazione dei bisogni dell’uomo. Un equilibrio che tenga conto di una larga serie di fattori di pressione e delle connessioni tra loro. A titolo esemplificativo, tra i suddetti fattori vi sono i cambiamenti climatici globali, la perdita di biodiversità, la progressione della desertificazione, le fonti energetiche necessarie, le disponibilità di cibo e di tecnologie, la disponibilità e l’uso di risorse idriche, la salute e la qualità della vita in tutti suoi aspetti, così come le esigenze di sviluppo economico e sociale, con un accento anche sull’occupazione.

L’Europa sta rispondendo con l’elaborazione di una Politica Comune per l’Agricoltura che sia capace di “creare un settore agricolo europeo orientato al mercato e competitivo, che contribuisca a migliorare le condizioni di vita e le opportunità di lavoro nelle aree rurali, che si ispiri a buone pratiche ambientali e che punti alla conservazione degli habitat naturali, della biodiversità e del paesaggio”6. Dal 2003, la PAC ha infatti adottato gli strumenti opportuni, primo fra tutti il regime della condizionalità, per promuovere progetti e azioni a favore dell'ambiente e della gestione del territorio, ai quali le autorità nazionali e regionali devono attribuire consistenti percentuali delle risorse economiche a loro disposizione, premiando quei progetti che abbiano tra i loro obiettivi la tutela del paesaggio, della conservazione del suolo, della biodiversità e della ricchezza dell'ambiente naturale.

L’Italia segue a ruota, obbligata dalle regole europee ad un’agricoltura non solo rispettosa ma anche a tutela dell’ambiente. Un esempio rilevante è, senza dubbio, la presa in carico da parte del settore agricolo della problematica dei cambiamenti climatici con la produzione da parte del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali di un corposo ed elaborato “Libro Bianco sui Cambiamenti Climatici”, dove le istituzioni di ricerca hanno organizzato le informazioni e proposto linee strategiche7.
In sintesi, quello che ci aspettiamo, e che ci auguriamo, è che la Conferenza di Rio dia un’indicazione forte per una nuova rivoluzione verde che faccia dell’equità e della qualità i suoi fondamenti: equità per poter ottenere una produzione di cibo di qualità accessibile a tutti, ovunque e sempre, e qualità per promuovere una sostenibilità anche economica alle attività agricole ed alle connesse filiere dell’agroalimentare. Le premesse per piani, programmi e azioni sono state poste nei testi citati e analizzati ma solo i governi nazionali possono dare loro gambe e fiato. Le strutture internazionali e sovranazionali (dalle Nazioni Unite all’Unione Europea) stanno quindi cercando di creare una cornice opportuna per politiche che solo gli stati nazionali possono adottare a livello di operatività effettiva.

 

 

[1] Il testo è ancora in via di negoziazione e quindi non disponibile.

[2] Definizione tratta dal sito: http://www.sostenibile.org/aContenuti/agricoltura/agricoltura.html

[3] Il Comitato è nato a seguito del Regolamento (CE) del 28 gennaio 2002, n. 178, del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di valutazione del rischio della catena alimentare (G.U. Serie Generale n. 231 del 4 ottobre 2007) e le sue funzioni sono determinate dal Decreto 26 luglio 2007. Ha sede presso il Ministero della Salute ed è composto da 18 membri, individuati tra esperti di comprovata esperienza scientifica ed elevata professionalità nelle materie attinenti la valutazione del rischio nella catena alimentare.

[4] Il Gruppo è una partnership globale che unisce le organizzazioni impegnate nella ricerca per lo sviluppo sostenibile con i finanziatori (governi dei Paesi in via di sviluppo e paesi industrializzati, fondazioni, organizzazioni internazionali e regionali).

[5] United Nations Secretary-General’s High-level Panel on Global Sustainability (2012). Resilient People, Resilient Planet: A future worth choosing. New York: United Nations.

[6] Le linee di evoluzione della Politica Agricola Comune sono analizzate nella relativa pagina della Commissione Europea: http://europa.eu/pol/agr/index_it.htm

[7 Il rapporto è stato presentato lo scorso 20 settembre a Roma dalla Rete Rurale ed è scaricabile. http://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5800

 

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