Rifiuti urbani

Secondo l’ultimo Rapporto Rifiuti Urbani dell’ISPRA, con dati elaborati fino al 2010, la produzione di rifiuti in Italia aumenta quando cresce il PIL. In progresso la quota della raccolta differenziata (35% dei rifiuti raccolti), ma ancora distante dal target del 55% fissato per il 2010: solo il Nord si avvicina a tale valore. Ancora alto lo smaltimento in discarica (46%), soprattutto nel Centro-Sud, dove rappresenta ancora la realtà dominante. Essenziale un cambiamento culturale: la riduzione della produzione dei rifiuti e dello smaltimento in discarica non devono dipendere solo dalla crisi economica ma piuttosto dalla sensibilità e dal comportamento virtuoso di ogni cittadino e delle istituzioni

I rifiuti urbani in Italia: cosa dice il Rapporto dell’ISPRA

Stefano Laporta

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Anche quest’anno, come ormai da diversi anni, l’ISPRA, ha presentato a Roma uno dei suoi Report d’eccellenza, il Rapporto Rifiuti Urbani edizione 2012, che mostra tendenze – relative all’anno 2010 – in parte scontate e in parte inattese.

Dando uno sguardo alla situazione dell’Unione Europea, i 27 Stati membri hanno prodotto, nel 2010, circa 252,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, circa 2,7 milioni di tonnellate in meno (1,1%) rispetto all’anno precedente. Si conferma, dunque, il trend che porta alla diminuzione della produzione di rifiuti urbani, iniziato nel 2008.

I valori della produzione pro capite dei rifiuti urbani mostrano una notevole eterogeneità: si passa da 304 kg/abitante per anno in Lettonia a 760 kg/abitante per anno a Cipro (quest’ultimo dato può essere spiegato dalla considerevole componente di popolazione fluttuante legata ai flussi turistici).

Il valore pro capite riferito all’UE 27 è di 503 kg/abitante per anno (-1,4% rispetto al 2009). Dall’analisi dei dati emerge una netta differenza tra i “vecchi” Stati membri (UE 15) e i “nuovi” (per “nuovi” si intendono i 12 Stati entrati a far parte dell’Unione a partire dal 2004), con questi ultimi caratterizzati da valori di produzione pro capite decisamente più contenuti rispetto ai primi (352 e 542 kg/abitante per anno rispettivamente per i nuovi e i vecchi Stati membri).

Sempre nel 2010, i dati relativi alla gestione ci consegnano il seguente quadro: circa il 38% dei rifiuti urbani gestiti nei 27 Stati membri è smaltito in discarica; circa il 22% è avviato ad incenerimento, mentre circa il 25% e circa il 15% sono, rispettivamente, avviati a riciclaggio e compostaggio (includendo in quest’ultima voce anche le quantità avviate al trattamento anaerobico della frazione biodegradabile).

discarica rifiutiMa veniamo a noi. La nota dolente: la produzione dei rifiuti urbani in Italia cresce, tra il 2009 e il 2010, dell’1,1% circa, attestandosi a poco meno di 32,5 milioni di tonnellate; tale crescita si osserva in tutte le macroaree geografiche: +1,9% circa per il Centro, +1,3% circa per il Nord e +0,4% circa per il Sud. Inversione di tendenza, dunque, rispetto al precedente anno, dove si era rilevata un contrazione della produzione dei rifiuti urbani (-1,1% rispetto al 2008), ma dato coerente con il trend degli indicatori socio-economici, quali PIL e spese delle famiglie. Tra il 2009 e il 2010, infatti, l’incremento della produzione dei rifiuti urbani, rilevato su scala nazionale, si accompagna ad un aumento sia del PIL (+1,3%), sia  delle spese delle famiglie (+1%). Ciò detto, mi sento di affermare che l’Italia è perfettamente in linea con Paesi “analoghi” non per dimensioni ma per dati socio-economici quali Francia, Spagna, Gran Bretagna.

Assume un particolare significato, in questo contesto, la regola secondo cui “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”: un’opportunità che la raccolta differenziata offre per dare nuova vita al rifiuto, in alternativa all’ancora troppo corposo – seppur in calo ricorso alla discarica come forma di smaltimento, anche se sono consolanti i dati che continuano ad attestare, anche nel 2010, il trend di crescita della raccolta differenziata, che raggiunge il 35,3% della produzione totale dei rifiuti urbani, a fronte del 33,6% circa del 2009. Il totale dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato si attesta, nell’ultimo anno, a oltre 11,4 milioni di tonnellate. Anche se con quattro anni di ritardo viene, dunque, conseguito l’obiettivo fissato dalla normativa per il 31 dicembre 2006 (35%). Ma noi siamo al 2012 e appaiono ancora distanti non solo i target relativi al 2009 (50%) e 2011 (60%), ma ancor più quelli fissati per il 2007 (40%) e il 2008 (45%).

La situazione della raccolta differenziata risulta ancora notevolmente diversificata a livello di macroarea geografica. Il Nord, infatti, pur non raggiungendo ancora l’obiettivo fissato dalla normativa per l’anno 2009, si colloca, nel 2010, ad una percentuale pari al 49,1%, mentre il Centro e il Sud si attestano a tassi pari, rispettivamente, al  27,1% e 21,2%.

In termini di quantitativi, si rileva, tra il 2009 ed il 2010, un incremento pari ad oltre 240 mila tonnellate nel Nord (+3,5%), una crescita di oltre 230 mila tonnellate nel Mezzogiorno (+11,9%) e un aumento di quasi 200 mila tonnellate nel Centro (+11,1%). Tali incrementi portano il valore della raccolta differenziata delle regioni settentrionali a poco meno di 7,3 milioni di tonnellate, e quelli del Sud e del Centro rispettivamente a quasi 2,2 milioni di tonnellate e poco meno di 2 milioni di tonnellate.

Le Regioni capofila nella differenziata, risultano, nell’anno 2010, Veneto e Trentino Alto Adige, con tassi pari al 58,7% e 57,9%. Nel Centro, la regione Marche fa registrare un consistente incremento (9,5 punti), raggiungendo una percentuale del 39,2%, la Toscana si attesta al 36,6% (35,2% nel 2009), l’Umbria sfiora il 32% mentre nel Lazio si osserva una percentuale del 16,5%.

Al Sud, oltre al rilevante progresso della Sardegna (dal 19,8% del 2006 al 44,9% del 2010), un’ulteriore crescita si registra per la Campania, la cui percentuale di raccolta differenziata si attesta, nel 2010, al 32,7% circa (29,3% nel 2009 e 19% nel 2008). Pur se in lieve aumento, ancora inferiore al 10% risulta la percentuale di raccolta differenziata della Sicilia (9,4%).

Verona, tra le città con più di 200 mila abitanti, vince come provincia che raggiunge i maggiori livelli di raccolta differenziata, con una percentuale pari al 47,6%, seguita da Torino con il 42,6% circa. Genova e Roma superano la soglia del 20% con percentuali pari, rispettivamente, al 26,2% e 21,1%. Tutti e tre i Comuni della Sicilia, Palermo, Catania e Messina, si attestano, nell’anno 2010, al di sotto del 10% di raccolta differenziata, con tassi rispettivamente pari al 7,4%, 5,6% e 3,8%.

Nel 2010, i rifiuti complessivamente inviati ad incenerimento negli impianti autorizzati al trattamento di Rifiuti Urbani (RU), frazione secca e CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti), ammontano a 5,2 milioni di tonnellate, di cui 3 milioni di RU indifferenziati, circa 1,3 milioni tonnellate di frazione secca da trattamento meccanico biologico e circa 903 mila tonnellate di CDR. Gli impianti operativi sono 50. La maggior parte è ubicata nel Nord Italia (56%) e, in particolare, in Lombardia ed Emilia Romagna con 13 e 8 impianti, rispettivamente. Nel Centro operano 13 impianti, di cui 8 in Toscana, 4 nel Lazio ed 1 nelle Marche. Gli altri 9 impianti sono localizzati in Campania (1), Puglia (2), Basilicata (1), Calabria (1), Sicilia (1) e Sardegna (2).

Gli impianti di incenerimento dotati di sistemi di recupero energetico elettrico hanno trattato oltre 3,4 milioni di tonnellate di rifiuti, recuperando circa 2,2 milioni di MWh di energia elettrica. Gli impianti dotati di cicli cogenerativi con la produzione sia di energia elettrica che termica, hanno trattato 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti con un recupero di oltre 1,5 milioni di MWh di energia elettrica e 1,2 mila MWh di energia termica.

La discarica si conferma ancora come la forma più diffusa di smaltimento dei rifiuti urbani, nonostante sia l’opzione meno adeguata dal punto di vista ambientale. Nel 2010 risultano smaltite in discarica 15 milioni di tonnellate di rifiuti (pari al 46% di quelli complessivamente prodotti). Rispetto al 2009, si rileva una riduzione del 3,4% (pari a 523 mila tonnellate) che interessa tutte le aree del Paese e, in particolare, il Nord (-4,7%) ed il Centro (-4,2%); nel Sud si rileva una flessione del 2,1%.

Riduzioni nello smaltimento in discarica si evidenziano in tutte le regioni ad eccezione di Lombardia (+15%), Trentino Alto Adige (+11%), Umbria (+23%), Basilicata (+4%) e Sicilia (+3%). La Lombardia, nonostante l’incremento rilevato, costituisce la regione con la minor quota di rifiuti urbani smaltiti in discarica (pari all’8% del totale prodotto). Ottimi risultati, in termini di riduzione dello smaltimento, sono raggiunti in Friuli Venezia Giulia (15% dei rifiuti prodotti), in Veneto (19%), Emilia Romagna e Trentino Alto Adige (29%).

Nelle regioni del Centro-Sud, in molti casi, la discarica rappresenta ancora la forma di gestione prevalente. Solo in Toscana (43%), in Campania (48%) e Sardegna (41%) si registrano percentuali al di sotto del 50%. In Sicilia (93%), Molise (84%) e Basilicata (83%) il ricorso allo smaltimento in discarica rimane ancora la forma prioritaria di gestione dei rifiuti.

In Campania, grazie all’incremento della raccolta differenziata (+ 32,7% nel 2010) ed all’entrata in funzione, a pieno regime, dell’inceneritore di Acerra, per la prima volta, negli ultimi dieci anni, tutti i rifiuti prodotti sono stati destinati ad impianti di trattamento senza il ricorso allo stoccaggio delle ecoballe che, nell’anno di riferimento, ha interessato solo 9 mila tonnellate.

Il Lazio, con oltre 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti, rappresenta la regione che smaltisce in discarica la maggiore quantità di rifiuti urbani. La provincia di Roma smaltisce quasi 1,9 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui oltre 1,3 milioni nel solo Comune di Roma.

Diminuisce di 18 unità il numero delle discariche che hanno smaltito RU, che passano dalle 229 del 2009 alle 211 del 2010. Di queste, 85 sono localizzate al Nord, 46 al Centro ed 80 al Sud.

Quanto ci costa gestire i rifiuti urbani? Nel 2009 i rifiuti sono costati in media agli italiani 143,94 euro a persona. I Comuni con più di 50 mila abitanti pagano di più, circa 162,71 euro pro capite, mentre i piccoli centri al di sotto dei 5 mila abitanti spendono mediamente 106,40 euro a persona.

In media il costo di gestione del servizio di igiene urbana è cresciuto del 4,1% rispetto al 2008.

In termini percentuali, sul costo totale per abitante (€/abitante) il costo per lo spazzamento e il lavaggio (CSL) incide per il 15,2%. Il costo della raccolta indifferenziata (CRT) incide per il 43,4%, mentre il costo della raccolta differenziata (CRD) incide per il 21,2%.

I costi specifici di gestione per kg di rifiuto ammontano a 18,4 eurocentesimi/kg per la gestione dei rifiuti indifferenziati, a 15,1 eurocentesimi/kg per la gestione della frazione differenziata. Se si considerano anche gli altri costi associati al servizio di igiene urbana il costo per kg ammonta a 26,6 eurocentesimi/kg.

La percentuale di copertura dei costi di gestione del servizio di igiene urbana con i proventi derivanti dalla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e/o dalla tariffa è passata dall’83,9% del 2001 al 92,4% del 2009.

Questi, come detto, sono dati relativi all’anno 2010; volendo azzardare una previsione, la riduzione della produzione di rifiuti urbani, in Italia come in Europa, subirà necessariamente nei prossimi anni un calo, che sarà fisiologico e dovuto alla crisi economica che si sta vivendo a livello mondiale, anche se ritengo che questo calo non debba essere legato a motivi economici, bensì vorrei poterlo ascrivere alla sensibilità e al comportamento virtuoso di ogni singolo cittadino.

 

 

Per informazioni e contatti: infoEAI@enea.it


Stefano Laporta - Direttore Generale di ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale