Luci e ombre sulla sicurezza nucleare in Europa: conclusi gli stress test dopo Fukushima

I test di resistenza (stress test) condotti sugli impianti nucleari hanno mostrato che le normative di sicurezza nucleare in Europa sono generalmente di alto livello. Tuttavia è emerso che non tutte le norme promosse dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) e non tutte le migliori pratiche internazionali vengono applicate negli Stati membri e, dunque, è necessario procedere con misure legislative dirette a rafforzare ulteriormente la sicurezza nucleare in Europa. Alla luce dei risultati acquisiti, la Commissione Europea, infatti, intende presentare agli inizi del 2013 una revisione dell'attuale direttiva sulla sicurezza nucleare, con particolare riferimento ai requisiti di sicurezza, al ruolo e ai poteri delle autorità di regolamentazione nucleari e alla trasparenza sull'attività di monitoraggio. A ciò faranno seguito proposte aggiuntive sia sugli aspetti concernenti l’assicurazione e la responsabilità in materia nucleare, sia sui massimi livelli consentiti di contaminazione radioattiva negli alimenti e nei mangimi.

È questo in sintesi il contenuto della “Comunicazione della Commissione Europea” presentata il 4 ottobre 2012 al Consiglio e al Parlamento Europeo (COM(2012)571 final) a seguito dell’attuazione, su tutti gli impianti nucleari europei, degli “stress test” decisi dal Consiglio Europeo nel marzo 2011, dopo l’incidente nucleare di Fukushima. Gli “stress test” erano finalizzati a valutare la sicurezza e la robustezza degli impianti delle centrali nucleari in caso di eventi naturali estremi, in particolare inondazioni e terremoti, inclusi anche gli incidenti aerei particolarmente gravi e tali da portare all'interruzione del normale funzionamento degli impianti di sicurezza e dei sistemi di raffreddamento.

I reattori nucleari europei esaminati sono 7centralenucleareBelgio.jpgstati 145, di cui, però, 132 funzionanti, dislocati in 15 dei 27 paesi membri dell’Unione Europea. La maggior parte dei reattori (sono 58) si trova in Francia, segue la Gran Bretagna con 19 reattori e la Germania con 17, poi la Svezia con 10 reattori, la Spagna con 8, il Belgio con 7, la Repubblica Ceca con 6, la Finlandia con 4 e, infine, gli altri sette paesi rimanenti con 1 o al massimo 2 reattori ciascuno. Agli stress test dell’Unione Europea hanno partecipato anche la Svizzera e l’Ucraina.

I risultati degli “stress test” hanno messo in risalto alcuni problemi di attuazione delle migliori pratiche e dei migliori standard internazionali, tra cui:

  • Rischio sismico: in 54 reattori (circa il 37% del totale) gli attuali standard di prevenzione relativi al rischio sismico non sono stati presi in considerazione. Invece di considerare terremoti di riferimento la cui probabilità ha tempi di ritorno superiori ai 10 mila anni, sono stati considerati terremoti di riferimento con tempi di ritorno molto più brevi.
  • Rischio alluvioni e inondazioni: in 62 reattori (circa il 43% del totale) i moderni standard di prevenzione per questo tipo di rischio non sono stati presi in considerazione. Anche qui sono stati considerati riferimenti aventi una probabilità corrispondente a tempi di ritorno anche molto inferiori ai 10 mila anni, contrariamente a quanto richiede, invece, lo standard internazionale.
  • Attrezzature per far fronte a incidenti severi: in 81 reattori (circa il 56% del totale) le attrezzature non sono collocate in aree protette accessibili anche in caso di catastrofe.
  • Strumentazione di monitoraggio sismico in loco per le allerte e gli allarmi: tale strumentazione non è disponibile in 121 reattori (circa 83% del totale).
  • Sistemi di ventilazione con filtro all’involucro del contenimento per permettere la depressurizzazione sicura del contenitore del reattore in caso d’incidente: tali sistemi non sono disponibili in 32 reattori (circa il 22% del totale).

 

Difettano, inoltre, le procedure per le operazioni di emergenza in 57 reattori (39% del totale), la predisposizione di linee guida per la gestione delle emergenze in 79 reattori (54% del totale), le misure passive in 40 reattori (28% del totale), la mancanza di una seconda sala di emergenza in 24 reattori (17% del totale) e altri problemi di sicurezza minori.

Pertanto, la Commissione ha formulato una serie di raccomandazioni da attuare al più presto possibile da parte degli Stati membri, tra cui la ratifica, da parte dei paesi che non hanno ancora provveduto, degli emendamenti alla Convenzione sulla protezione fisica e sui materiali nucleari, l’applicazione delle raccomandazioni dell’AIEA sulla protezione fisica e le attività di cooperazione di ciascuno Stato membro nello scambio di informazioni sulla sicurezza nucleare, con gli Stati confinanti.

La Commissione ha, inoltre, fatto sapere che nel frattempo intende procedere con il rafforzamento delle misure sulla sicurezza nucleare in Europa, attraverso la revisione, entro il 2013, della direttiva europea sulla sicurezza nucleare, includendo in questa revisione anche gli eventi derivanti da atti di terrorismo e da commercio illegale di materiale radioattivo.

Infine, la Commissione porterà avanti azioni collaterali di sostegno, quali un maggiore impegno per la preparazione professionale e l’addestramento degli addetti alle operazioni nucleari e la presentazione di una serie di proposte di ricerca scientifica sulla sicurezza nucleare e la protezione sanitaria da inserire nel nuovo programma quadro europeo “Horizon 2020”.

(Daniela Bertuzzi)

 

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