Cinghiali radioattivi in alta Val di Sesia per colpa di Chernobyl?

Cinghiali radioattivi sono stati trovati anche in Italia dopo segnalazioni analoghe del 2007 e del 2010 in Germania (vedasi Spiegel del 30 luglio 2010).

In se3 Val Sesiaguito ad analisi effettuate su alcuni campioni di cinghiali della Val Sesia sono state, infatti, evidenziate tracce di Cesio 137, un isotopo radioattivo che si forma come sottoprodotto delle fissione nucleare. Ovviamente la notizia ha destato un certo allarme, i campioni sono stati sequestrati. In Germania nel 2010 si era parlato di eredità di Chernobyl (vedi: http://www.cbsnews.com/8301-503543_162-20014108-503543.html). In Italia, ci si è chiesti se tutto questo possa essere riconducibile, esclusivamente o meno, all’incidente di Chernobyl del 1987.

Secondo la dottoressa Elena Fantuzzi, responsabile dell’Istituto di Radioprotezione dell’ENEA, la Val Sesia, come altre valli alpine, è da annoverarsi fra le zone del territorio nazionale dove, a seguito delle copiose precipitazioni occorse durante il passaggio della nube radioattiva causata dall’incidente di Chernobyl, fu più rilevante la ricaduta al suolo di radionuclidi.

Causa la sua vita media relativamente lunga (circa 30 anni), il Cs-137 proveniente da Chernobyl, unitamente a quello residuo determinato dal fall-out dei test atomici in atmosfera effettuati nel corso degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, in Italia come in gran parte d’Europa risulta di fatto ancora rilevabile in diverse matrici ambientali, specialmente quando provenienti da zone, come quelle montane, in cui, per ragioni di conformazione geologica (terreno poco profondo posto su base rocciosa), tipologia di vegetazione e sostanziale assenza di attività antropiche (terreno imperturbato), il radionuclide rimane sostanzialmente “intrappolato” nei primi strati di terreno con ridottissima possibilità di migrazione. Ciò determina peraltro una prolungata disponibilità alla sua captazione da parte di specie vegetali come funghi, tuberi, bacche e frutti di bosco, alcune delle quali caratterizzate da capacità di concentrazione di particolari elementi, fra cui proprio il cesio e che costituiscono una delle componenti principali della dieta di molti animali selvatici, fra cui sicuramente il cinghiale.

Tutto ciò premesso, l’esito delle analisi effettuate su organi di cinghiali provenienti dalla Val Sesia non è da ritenersi un fatto inatteso o sorprendente, né appare verosimile ricercare presunte cause diverse da quelle semplicemente catalogabili come “code” dell’incidente di Chernobyl, tantomeno una “origine” riconducibile agli impianti nucleari piemontesi, che si ricorda sono sottoposti ad uno stretto e puntuale monitoraggio della radioattività ambientale dei siti sotto il controllo delle Istituzioni pubbliche preposte (ARPA, ISPRA).

D’altra parte la stessa emanazione in ambito CE di regolamenti (Regolamento (CEE) N. 737/90, Regolamento (CE) N. 733/2008) inerenti le condizioni d’importazione di prodotti agricoli originari dei paesi terzi a seguito dell’incidente verificatosi nella centrale nucleare di Chernobyl, nonché la raccomandazione (Raccomandazione 2003/274/CE) sulla protezione e l'informazione del pubblico per quanto riguarda l'esposizione risultante dalla continua contaminazione radioattiva da cesio di taluni prodotti di raccolta spontanei testimoniano come eventi come quello riscontrato negli organi dei cinghiali della Val Sesia siano a tutt’oggi considerati ancora preventivabili o quantomeno possibili a seguito della contaminazione radioattiva che nel 1986 si è diffusa sull’intera Europa.

 

(Daniela Bertuzzi)

 

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