I rifiuti nucleari ad alta attività verso un deposito geologico condiviso

La sistemazione dei rifiuti nucleari è uno degli argomenti meno conosciuti dall’opinione pubblica e uno dei più sfidanti che un’intera filiera produttiva di un comparto industriale possa registrare

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di Osvaldo Aronica, Giorgio Giorgiantoni, Mauro Olivetti e Fabrizio Pisacane, ENEA

DOI 10.12910/EAI2017-070

 

L’industria nucleare, fin dagli inizi, si è preoccupata della sistemazione dei propri rifiuti come parte integrante del ciclo del combustibile, ai fini della sicura chiusura dello stesso, con l’ottica della salvaguardia degli addetti ai lavori, delle popolazioni e dell’ambiente interessati. Tali rifiuti sono oggetto di rigorosa attenzione da parte di organismi sovranazionali quali IAEA (International Atomic Energy Agency) ed EURATOM (Comunità Europea dell'Energia Atomica), di organi regolatori nazionali, di istituti scientifici di ricerca, di agenzie di protezione dell’ambiente e di vere e proprie realtà industriali.

La gestione dei rifiuti radioattivi ad alta attività e lunga vita necessita innanzitutto di un sistema regolatorio solido e autorevole e di una classificazione chiara e tecnicamente applicabile: il Decreto del Ministero dell’Ambiente e del Ministero dello Sviluppo Economico 7 agosto 2015, emanato ai sensi del Decreto Legislativo n. 45/2014, allinea la normativa italiana alle raccomandazioni IAEA, che si propongono di dare alle classificazioni nazionali un inquadramento più uniforme. …