Nuove tecnologie a membrane nei processi di disinchiostrazione della carta da macero

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Tipo di pubblicazione : VOLUME


A cura di: Nino Di Franco, Massimo Pizzichini, Mauro Rizzello, Claudio Russo


Editore: ENEA


pp. 128, 2005


ISBN: 88-8286-117-1


Prezzo: gratuito


 

Il ciclo della raccolta differenziata della carta fornisce, come prodotto finale, fibre cellulosiche che limitano un indefinito riciclaggio delle stesse, in relazione anche alla tipologia di inchiostri impiegati per la stampa. Per fabbricare le carte a più alto valore aggiunto (carte da stampa, per usi grafici o igienico-sanitari), le cartiere che utilizzano macero hanno due possibilità:

  • acquisire maceri selezionati di alta qualità (‘bianchi’), oppure
  • installare un impianto di disinchiostrazione.

Il costo dei maceri bianchi supera talvolta di oltre dieci volte quello dei maceri non selezionati, di conseguenza, volendo utilizzare materie prime più economiche, è necessario investire in impianti di disinchiostrazione.

In questo ambito, un problema è rappresentato dai giornali stampati in flessografia, una tecnica di stampa che utilizza inchiostri all’acqua invece che a base di solventi (come nella stampa offset), e che risulta molto più amichevole sia dal punto di vista ambientale che della sicurezza.

Il tradizionale processo di disinchiostrazione dei maceri offset prevede uno stadio di flottazione per la rimozione dell’inchiostro, ma nel caso della stampa flessografica tale processo non è efficace poiché, a causa della loro idrofilia, i pigmenti flessografici non vengono catturati dalle bolle d’aria durante la fase di flottazione, provocando una drastica riduzione del grado di bianco delle fibre oltre a rendere sporca l’acqua della sospensione, pregiudicandone la possibilità di riciclo e/o di avvio al depuratore.

In ragione di tali motivi, le industrie che utilizzano fibre riciclate per produrre carte bianche non accettano in ingresso maceri contenenti stampati flessografici in percentuale maggiore del 5%.

Il trattamento esclusivo di maceri flessografici in impianti dedicati non è al momento una soluzione adottabile per l’impossibilità tecnico-economica di realizzare una raccolta differenziata monofrazione.

I maceri flessografici costituiscono dunque una sfida al processo di disinchiostrazione: una soluzione definitiva al problema non è stata ancora individuata, mentre lo scenario futuro vede l’immissione sul mercato di sempre maggiori quantità di giornali stampati in flessografia i quali, una volta recuperati, potranno essere utilizzati solo per la produzione di carte a basso valore aggiunto (per imballaggi).

Da questo scenario emerge l’interesse a studiare e sviluppare un nuovo processo di disinchiostrazione per la stampa flessografica. L’ENEA ha studiato e messo a punto, a livello di laboratorio, un processo di disinchiostrazione specifico per la stampa flessografica, impiegando tecnologie separative a membrana in grado di rimuovere selettivamente le particelle di pigmento e restituire un’acqua purificata.

Sulla base dei risultati sperimentali acquisiti l’ENEA, tenendo conto della realtà industriale nazionale, ha elaborato una proposta tecnica che prevede un trattamento misto di macero offset e flessografico, in modo da poter utilizzare gli impianti di disinchiostrazione esistenti integrati con il nuovo processo a membrana.

Nello studio in oggetto viene dedicata particolare attenzione alla riduzione dell’impatto ambientale ed al riciclaggio dell’acqua depurata.

Le ricadute economiche della nuova tecnologia sono al momento promettenti (tasso di rendimento interno del 15% con tempi di recupero intorno ai sei anni), e sono sicuramente migliorabili a seguito di un’opera di ottimizzazione impiantistica in sede di successiva industrializzazione.

 


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