Fusione fredda

Storia della ricerca in Italia

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Tipo di pubblicazione : VOLUME


A cura di: Sergio Martellucci, Angela Rosati, Francesco Scaramuzzi, Vittorio Violante


Editore: ENEA


pp. 230, 2008


ISBN: 88-8286-162-7


Prezzo: gratuito


 

Il 23 marzo del 1989 l’Università dello Utah, USA, annunciò i risultati di un esperimento condotto da Martin Fleischmann e Stanley Pons che avevano ottenuto, in una cella elettrochimica, reazioni di fusione nucleare tra nuclei di deuterio (un isotopo dell’idrogeno) e la generazione di un inspiegabile eccesso di energia termica, senza emissione di radiazioni potenzialmente pericolose.

Quell’esperimento è stato replicato con alterno successo in molti laboratori di vari paesi. Gli insuccessi e la mancanza di riproducibilità nei vari esperimenti hanno prodotto intorno a questo fenomeno un diffuso scetticismo, rapidamente subentrato all’eccesso di interesse del mondo scientifico e mediatico che si era immediatamente sviluppato intorno ad esso.

A quasi 20 anni di distanza dall’esperimento stesso, tuttavia, la ricerca sulla Fusione Fredda ha fatto notevoli passi avanti sia sperimentali che teorici, cosicché questa scienza empirica ha recuperato una sua credibilità ed è nota oggi come lo studio di reazioni nucleari di bassa energia (Low Energy Nuclear Reactions, LENR), un settore della fisica nucleare della materia condensata.

In occasione della International Conference on Cold Fusion, tenutasi lo scorso agosto a Washington, è stata presentata una raccolta di volumi dedicata alla Storia della Fusione Fredda in tutti i paesi che hanno contribuito allo sviluppo di questa disciplina dal 1989 ad oggi: Italia, Stati Uniti, Cina, India, Russia, Francia e Giappone.

Questo volume rappresenta il contributo italiano. Nella parte introduttiva sono riprodotti articoli di Francesco Scaramuzzi, che illustrano l’evoluzione storica di questo settore di ricerca. Viene quindi descritta la ricerca nei Dipartimenti ENEA, quella svolta nei Laboratori del CNR, quella promossa nei Laboratori Nazionali e nelle Sezioni universitarie dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), la ricerca nelle Università, includendo gli Istituti, i Dipartimenti e le Sezioni dell’Istituto Nazionale Fisica della Materia (INFM) ospitate presso gli atenei; e, infine, la ricerca dalle Industrie ancora attive nel settore.

 


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