Il recupero energetico dei residui da autodemolizione

Tipo di pubblicazione: VOLUME


Autori: Pasquale De Stefanis, Vito Iaboni, Valerio Valent


Editore: ENEA


pp. 116, 2011


ISBN: 978-88-8286-243-5


Prezzo: gratuito



 

Un veicolo giunto a fine vita, perché o obsoleto o incidentato, rappresenta non solo un problema ambientale, un ingombrante rifiuto da smaltire, ma anche una risorsa da cui recuperare materie prime ed energia.

A valle della radiazione il veicolo viene sottoposto a una serie di operazioni che possono essere così riassunte:

  • la demolizione
  • la frantumazione
  • il recupero dei materiali ferrosi
  • il trattamento del residuo non metallico (“car fluff”).

 

Con la demolizione vengono smontati i componenti riutilizzabili; vengono recuperati dei materiali riciclabili (plastiche, vetro, pneumatici e soprattutto rottami metallici – telaio, motore/cambio, organi di trasmissione ecc.); vengono inoltre asportati componenti e sostanze potenzialmente pericolosi (batterie, filtri, oli, fluidi refrigeranti ecc.); le componenti della carrozzeria il cui recupero sarebbe anti-economico rimangono nella carcassa metallica, che viene infine sottoposta a compattazione.

Gli autodemolitori cedono quindi il “pacco carrozzeria” bonificato e compattato ai frantumatori che, attraverso una serie di trattamenti puntualmente descritti, recuperano da quest’ultimo metalli ferrosi e non ferrosi.

Il residuo è costituito da una miscela eterogenea di materiali organici (plastiche, gomma, gomma-piuma, tessuti, fibre ecc.) e inorganici (per lo più metalli, ma anche vetri, inerti ecc.), talora pericolosi per la presenza di composti contaminanti non asportati correttamente dai demolitori. In Italia tale residuo viene attualmente destinato pressoché totalmente alla discarica.

Il volume si concentra quindi sul trattamento di questo residuo: come viene gestito in Europa e in Italia e cosa prescrive la normativa comunitaria e nazionale. Entrambe prevedono nei prossimi anni un ruolo residuale per la discarica a favore di un significativo incremento del reimpiego, del riciclaggio e del recupero complessivo di materia ed energia (fino al 95% contro il 75% attuale).

Le caratteristiche del residuo possono variare notevolmente, in funzione sia del materiale trattato sia delle tecniche adottate nelle fasi di disassemblaggio, bonifica e frantumazione finale, ma è comunque caratterizzato da un buon contenuto energetico; tale fatto ha indotto ad analizzare le possibilità di un suo recupero energetico, sia in impianti dedicati, sia come fonte per la produzione di combustibili solidi secondari, da impiegare in impianti industriali, in parziale sostituzione dei combustibili tradizionali.

È stata pertanto svolta una specifica indagine sulle applicazioni dimostrative/industriali. Ne è emerso che, benché tale pratica sia ancora piuttosto limitata, sono presenti numerose iniziative, nonché alcuni specifici casi studio per i quali questa forma di gestione risulta piuttosto consolidata.

 



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